Napoli, un bene confiscato diventa casa dei rifugiati: potranno studiare e cercare lavoro

Rifugiati a Napoli


Un bene confiscato alla camorra sarà la nuova casa per i rifugiati a Napoli. Il Comune di Napoli e l’Agenzia Onu per i rifugiati hanno siglato un accorto per promuovere l’inclusione dei rifugiati, rendendo più semplice l’accesso ai servizi per l’integrazione sul territorio. Lo Spazio Comune della città di Napoli sarà inaugurato in aprile in via Vespucci 9.

Napoli, bene confiscato alla camorra diventa la casa dei rifugiati

Il protocollo – firmato dal Sindaco Gaetano Manfredi e da Chiara Cardoletti, rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino – prevede l’avvio del primo centro multiservizi di Napoli secondo il modello “Spazio Comune”, pensato da UNHCR e realizzato grazie al supporto di ActionAid, e già attivo o in fase di sviluppo in altre grandi città italiane. Lo Spazio Comune di Napoli vuole mettere sotto lo stesso tetto tutti gli attori, incluse istituzioni e terzo settore, che erogano servizi destinati ai richiedenti asilo e ai rifugiati rendendo più facile l’accesso ai percorsi di inclusione.


“L’obiettivo del protocollo è rafforzare la rete dei servizi locali offerti ai rifugiati e quindi garantire sicurezza, accesso all’istruzione e alle opportunità di lavoro alle persone vulnerabili presenti sul territorio cittadino – ha sottolineato il Sindaco Manfredi – Con Spazio Comune si gettano le basi per la costruzione di un futuro migliore per i rifugiati, è un percorso di accoglienza e di inclusione che richiede sforzi collettivi e che il Comune di Napoli sta portando avanti in sinergia con le altre istituzioni, il terzo settore e la società civile. È importante investire anche in questa direzione per offrire una concreta possibilità di crescita e di integrazione alle persone che accogliamo in fuga dalla disperazione dei loro territori.

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La stretta di mano tra Gaetano Manfredi e Chiara Cardoletti

Fra i servizi previsti quelli di supporto per le procedure amministrative più rilevanti, come il ricongiungimento familiare, la richiesta di cittadinanza italiana, l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale, alle scuole pubbliche e al centro per l’impiego. Ed inoltre i servizi di sostegno a persone vulnerabili, come il supporto psicosociale, i servizi per minori stranieri non accompagnati, per i sopravvissuti alla violenza di genere, alla tortura o alla tratta. I servizi di formazione linguistica e quelli finalizzati all’inclusione lavorativa. Sarà inoltre essenziale il coinvolgimento della comunità locale, attraverso programmi specifici di accompagnamento per i rifugiati.

“Siamo davvero lieti che Napoli, città strategica per l’alto numero di rifugiati presenti sul suo territorio, abbia risposto al nostro appello adottando il modello di Spazio Comune per l’integrazione delle persone rifugiate – ha dichiarato Chiara Cardoletti – Siamo convinti che l’apertura dello Spazio Comune possa rappresentare un forte volano di integrazione ed un tassello importante nella costruzione di una rete di città più inclusive”.


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