Napoli muore: persi 90mila giovani in 10 anni. Per Manfredi va tutto bene e la “città è in crescita”

Gaetano Manfredi


C’è una contraddizione che salta agli occhi non appena si mettono a confronto le parole del sindaco di Napoli (e metropolitano), Gaetano Manfredi, con i numeri diffusi dalla Cgia di Mestre. Da anni il primo cittadino ripete, in ogni occasione pubblica, che Napoli è una città con straordinarie potenzialità di crescita, arrivando persino a definirla, in occasione del Prix Italia, una città ormai globale. Solo qualche settimana fa ha rivendicato che la città non è più la pecora nera d’Italia, ma un modello di credibilità ritrovata.

Peccato che, nello stesso arco di tempo in cui il sindaco costruisce questa narrazione di rilancio, quasi 90mila giovani tra i 15 e i 34 anni abbiano lasciato la sola provincia di Napoli in dieci anni, secondo i dati della Cgia. Se davvero la città stesse vivendo la crescita raccontata nelle interviste e nei convegni, perché i suoi ragazzi più formati scelgono ogni anno, in massa, di andarsene altrove? La domanda, semplice quanto scomoda, smentisce da sola la narrazione ufficiale.

Una crescita che i giovani non vedono, né sentono

Il punto è che la “crescita” di cui parla Manfredi sembra esistere soprattutto nei bilanci comunicativi e nelle vetrine internazionali: boom del turismo, grandi eventi, riconquistata credibilità istituzionale dopo anni di pre-dissesto. Tutte cose che possono anche essere vere sulla carta, ma che evidentemente non si traducono in nulla di percepibile per chi ha vent’anni e deve decidere se restare a Napoli o fare le valigie. Un lavoro stabile, uno stipendio dignitoso, una prospettiva di crescita professionale: è su questo che si misura la fiducia di un giovane nella propria città, non sui numeri dei visitatori stranieri o sulle passerelle mediatiche.

I dati Cgia raccontano esattamente questo scollamento: mentre Milano guadagna oltre 65mila giovani e Bologna 26mila, Napoli ne perde quasi 90mila, un numero pari all’intera popolazione di una città come Udine. Non è statistica astratta, è la prova materiale che la crescita raccontata dal sindaco o non esiste, o esiste per pochi, e non intercetta la vita reale della stragrande maggioranza dei napoletani più giovani.

Un sindaco che non abita la città che amministra

C’è poi un dettaglio che pesa sul piano simbolico, prima ancora che su quello politico: Manfredi, pur governando Napoli dal 2021, non risiede nel capoluogo. Un primo cittadino che non abita la città che amministra rischia di raccontarla per quello che vorrebbe che fosse, o per quello che vede nelle occasioni istituzionali, più che per quello che davvero accade nei quartieri, nelle periferie, nelle famiglie che ogni anno vedono un figlio andare via.

Questa distanza, fisica e forse anche di sguardo, aiuta a spiegare perché la retorica della crescita continui imperterrita, nonostante l’evidenza contraria dei numeri. È più facile parlare di città globale e di reputazione ritrovata quando non si vive quotidianamente la fatica di un ragazzo laureato che non trova un impiego adeguato, o di una famiglia che fatica ad arrivare a fine mese in una città che resta tra le più diseguali d’Italia.

Propaganda contro realtà: il conto lo pagano i giovani

Alla fine, il paradosso è tutto qui: si può ripetere all’infinito che Napoli cresce, ma se quella crescita non si traduce in opportunità concrete per chi ha vent’anni, resta solo un annuncio buono per le interviste. I numeri della Cgia non sono un’opinione, sono un dato di fatto che certifica l’esatto contrario di quanto raccontato dal primo cittadino: una città che, anno dopo anno, si svuota del suo capitale umano più giovane e qualificato, mentre chi la amministra continua a descriverla come una capitale in ripartenza.


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