L’affare scontrini sfugge di mano: l’indignazione per il caffè pagato 3 euro al tavolo a via Partenope

L'indignazione immotivata per lo scontrino di un bar a via Partenope


L’estate 2026 passerà alla storia come quella degli scontrini. Un fenomeno, quello della loro pubblicazione sui social, che quest’anno ha fatto proprio il botto, non senza scadere nell’esagerazione. Ha attirato la nostra attenzione, infatti, l’indignazione per aver pagato 3 euro un caffè, servito al tavolo, in un bar di via Partenope.

Lo “sfizio” di inviare la segnalazione a Borrelli

Lo scontrino è stato pubblicato sulla pagina Facebook di Francesco Emilio Borrelli, al quale diverse decine di persone, ogni giorno, si rivolgono anche per segnalare fatti di minima importanza. Magari per lo sfizio di vedere la propria segnalazione pubblicata sui canali dell’onorevole, chissà. Quest’ultimo, va detto ad onor di cronaca, non gestisce direttamente le proprie pagine, ma si avvale di collaboratori che filtrano i messaggi inviati sui recapiti indicati.

Ma veniamo al caso in oggetto. Il cittadino ha inviato la foto di uno scontrino rilasciato da un bar di via Partenope, ossia la cartolina di Napoli. Chiunque sa, o può immaginare, quanto possa costare l’affitto di un locale commerciale su questa strada. Ebbene, la lamentazione consiste nell’aver pagato la somma di 3 euro per un caffè servito al tavolo: le colpe vengono riversate sul cameriere che avrebbe invitato i consumatori a sedersi.

La ricostruzione dei clienti

Nel post infatti si legge il seguente racconto: “Buonasera Onorevole Borrelli, le scrivo per segnalarle l’ennesimo episodio di prezzi gonfiati a danno di clienti e turisti a Napoli. Sono stato al Bar [omissis] in Via Partenope [omissis]. Inizialmente l’intenzione era prendere 3 caffè e una Coca-Cola al banco per un totale di 8 euro. Il ragazzo del personale ci dice ‘sedetevi pure, accomodatevi’. Alla cassa si presenta la sgradita sorpresa: conto raddoppiato a 16,50 € (3,00 € a caffè e 5,00 € per una Coca-Cola), senza alcuna trasparenza preventiva sul sovrapprezzo per il tavolo. Le allego lo scontrino. Questo tipo di comportamento commerciale danneggia la reputazione della nostra città. Continui così con le sue battaglie!”.

Sono tante le cose che non quadrano

Adesso qualche considerazione. Prima di tutto, bisognerebbe verificare la correttezza della ricostruzione e se, senza alcuna possibilità di fraintendimento, gli avventori avevano palesato la volontà di consumare al banco e se effettivamente avevano già ordinato al banco stesso. In seconda battuta, è necessario considerare che è un fatto arcinoto che il servizio al tavolo prevede quasi sempre la maggiorazione: i clienti avrebbero potuto chiedere se ci fosse il sovrapprezzo, visto che la consuetudine è largamente diffusa e applicata. E se non si applica il sovrapprezzo, di solito è previsto il “coperto”. Vale la pena ricordare che l’ordinamento italiano prevede la consuetudine come fonte del diritto.

Insomma, la sorpresa ci sembra imputabile maggiormente ad una mancanza di accortezza e prontezza da parte dei clienti, anziché ad una presunta mala fede imputata al personale del bar. Tra l’altro i 3 euro chiesti per il caffè al tavolo sono una somma perfettamente in linea con quanto viene richiesto in altre zone della città, anche meno “prestigiose” del lungomare. Se davvero vi fosse mala fede sarebbe lecito pensare ad un rigonfiamento di prezzi generalizzato, specialmente se guardiamo a cosa accade in altre città italiane.


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