Il grande dolore, poi la gioia infinita: nasce Andrea Maria dopo la perdita di tre figli in 13 anni
Ago 04, 2026 - Francesco Pipitone
Il dottor Mario Polichetti con il piccolo Andrea Maria salvati e i suoi genitori. Foto: pagina Facebook del dottor Polichetti
Una storia di dolore e di rinascita arriva da Salerno, dove una coppia ha finalmente coronato il sogno di diventare genitori dopo un lungo e straziante percorso segnato dalla perdita di tre figli nell’arco di tredici anni. È nato il piccolo Andrea Maria Salvati, venuto al mondo con un peso di 3.260 grammi, figlio di Raffaele Salvati ed Ewa Jankowska. La storia è stata raccontata sui social dal dottor Mario Polichetti, che ha seguito la coppia nell’arco dell’intera gravidanza fino alla nascita.
Il loro primo figlio era morto in utero alla 35esima settimana di gravidanza, tredici anni fa. Un dolore a cui se n’è aggiunto un altro, altrettanto devastante, nel 2024, quando la coppia ha perso due gemelli alla 32esima settimana di gestazione. Due lutti che avrebbero potuto spegnere ogni speranza, e che invece non hanno fermato il desiderio di diventare genitori.
Una gravidanza ad altissimo rischio seguita passo dopo passo
Vista la storia clinica della coppia, la nuova gravidanza è stata classificata fin da subito come ad altissimo rischio e seguita con particolare attenzione dal medico Mario Polichetti, che ha accompagnato Raffaele ed Ewa in ogni fase del percorso, fino alla nascita. Il piccolo Andrea Maria è venuto alla luce lo scorso 9 luglio presso l’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli.
La vicenda di Raffaele ed Ewa racconta, prima ancora che una storia medica, un percorso di resistenza e speranza che ha attraversato tredici anni di attese, lutti e nuovi tentativi. «Ogni nascita porta con sé una carica di emozione unica, ma la venuta al mondo di Andrea Maria rappresenta qualcosa di straordinario – ha detto Polichetti –. Dietro questo fiocco rosa c’era una storia clinica complessa e ferite profonde legate al passato della famiglia. Accompagnare Raffaele ed Ewa in questo percorso ad altissimo rischio fino al lieto fine è stato un dovere professionale e un privilegio umano enorme».
