Ecosistema urbano 2026, bocciate le città campane: Napoli sprofonda all’ultimo posto della classifica
Ott 27, 2026 - Clara Flauto
A Napoli un lungomare in bianco e nero
Le città campane continuano a mostrare forti difficoltà sul fronte della sostenibilità ambientale, con ritardi che riguardano soprattutto mobilità, gestione dei rifiuti, tutela del verde e qualità dei servizi urbani. A fotografare la situazione è Ecosistema Urbano 2026, il rapporto di Legambiente realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che analizza le performance ambientali di 106 Comuni capoluogo italiani.
Napoli maglia nera per l’Ecosistema urbano 2026: criticità nei trasporti, rifiuti e qualità dell’aria
Il quadro regionale è particolarmente critico: Napoli chiude la classifica dell’Ecosistema urbano 2026 al 106° posto, mentre Caserta si colloca al 102°, con posizioni che evidenziano le difficoltà generali del territorio. Salerno è all’82° posto, Benevento all’85°, mentre Avellino rappresenta la nota relativamente positiva della Campania, raggiungendo la 57ª posizione con un miglioramento di cinque posti rispetto all’anno precedente.
Per il capoluogo campano, il risultato è particolarmente significativo: Napoli passa infatti dalla quart’ultima posizione dello scorso anno all’ultimo posto nazionale. A incidere negativamente sono soprattutto le criticità legate alla mobilità urbana, caratterizzata da un elevato tasso di motorizzazione e da un’offerta di trasporto pubblico ancora insufficiente rispetto alle esigenze della città. A questo si aggiungono le perdite della rete idrica, la limitata disponibilità di verde pubblico accessibile e la scarsa estensione delle piste ciclabili e delle aree pedonali.
Anche la gestione dei rifiuti rappresenta un punto debole. La raccolta differenziata a Napoli si attesta al 47%, una percentuale distante dalla media nazionale indicata nel rapporto, pari al 66,15%. Sul fronte energetico, invece, si registra una presenza ancora limitata di impianti solari e fotovoltaici sugli edifici pubblici, sebbene la prestazione risulti sostanzialmente stabile.
Se la ventilazione e la vicinanza al mare contribuiscono a contenere alcune criticità legate alle polveri sottili, Napoli presenta comunque concentrazioni di biossido di azoto tra le più elevate rispetto agli altri capoluoghi italiani. Un dato particolarmente rilevante, considerando le conseguenze dell’inquinamento sulla salute dei cittadini.
A preoccupare è anche il ritardo nella realizzazione di infrastrutture capaci di ridurre le emissioni. Tra queste figurano le banchine elettrificate del porto, che consentirebbero alle navi ormeggiate di spegnere i motori e limitare l’inquinamento atmosferico, ma la cui attivazione resta ancora in sospeso.
Napoli e provincia regine del cemento
«La fotografia che emerge da Ecosistema Urbano conferma le difficoltà delle città campane e, in particolare, di Napoli […]», ha sottolinea Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, «Si tratta del segnale di ritardi storici sul fronte delle infrastrutture, dei servizi e delle politiche urbane, comuni a molte città del Mezzogiorno»
Sebbene siano in corso investimenti e cantieri destinati a trasformare il territorio, infatti, i benefici saranno visibili soprattutto nel lungo periodo.
Ma il lungo periodo è un lusso che la Campania non può permettersi. Fra malagestione dei rifiuti, il Sarno inquinato e l’aria irrespirabile, la salute dei cittadini viene costantemente sottoposta a danni spesso irreparabili. Come suggerito da Legambiente, è necessario, quindi, affiancare alle grandi opere una strategia di breve e medio termine, fondata sull’adattamento climatico e sul welfare urbano. Pedonalizzazioni, corsie ciclabili, , nuove alberature, foreste urbane e spazi pubblici ombreggiati possono contribuire a contrastare le ondate di calore e ad assorbire le piogge intense.
In tutta la provincia di Napoli attualmente, però, regna un’instancabile politica del cemento. Milioni di euro vengono ancora spesi in progetti di riqualificazione, ma sono ben lontani da quelli auspicati da Legambiente e dall’intera Europa, impegnata nell’incremento del verde in tutte le grandi città.
L’ultimo posto di Napoli per ecosostenibilità urbana si affianca al suo triste e recente primato nell’ecomafia, restituendo un ritratto fortemente problematico della situazione ambientale campana.
