Sorrento, torna la Processione del Cristo Morto: il funerale di Gesù

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Foto: Anna Visciano

Torna la Processione del Cristo Morto a Sorrento organizzata dall’Arciconfraternita della Morte di Sorrento. Dopo due anni di assenza a causa della pandemia torna la cerimonia più sentita dai sorrentini, e di grande suggestione: la sera del Venerdì Santo si tiene per le strade della città il corteo, con uomini incappucciati di nero, che inscena il funerale di Gesù Cristo morto sulla croce.

Quest’anno l’evento avrà inizio dalle ore 20.30 dalla Chiesa dei Servi di Maria che si trova in via Antonio Sersale, una delle traverse di Corso Italia, la strada principale di Sorrento. Da qui il corteo prosegue e raggiunge le principali arterie cittadine: viene portata in processione la statua di Cristo morto, preceduto nel corteo da quello dell’Addolorata. Una cerimonia molto solenne, suggestiva e carica di sentimento religioso.

La statua del Cristo Morto: la storia

Sul sito dell’Arciconfraternita della Morte è possibile leggere la storia della statua che viene portata in processione e che raccoglie l’immensa venerazione di tutti i sorrentini. Di questa statua lignea del Cristo, giacente su un sudario in espressione di doloroso abbandono, vera opera d’arte, s’ignora sia l’autore che la data di acquisto (secolo XVI).

Una pia tradizione vuole che un nobile cavaliere, ingiustamente accusato di lesa maestà, si sia rifugiato nella Chiesa di S. Catello chiedendo a quei nobili confrati diritto d’asilo. Accolto da questi, per implorare il perdono divino e la grazia che fosse riconosciuta la sua innocenza e in ringraziamento dell’ospitalità e del vitto ricevuto, scolpì tale opera. Al termine del lavoro, miracolosamente gli venne riconosciuta la propria innocenza.

Con la venuta nella chiesa dei Servi di Maria la vita della Confraternita di San Catello, anche se in tono minore, riprese con regolarità e, tra le sue molteplici manifestazioni è giunta integra fino a noi la processione del Cristo morto del Venerdì Santo. Questa partecipazione corale che è poi la coscienza di sentimenti comuni e di esperienze sofferte, evoca accenti diversi sui frammenti di una tradizione raccontata a più voci, da cui traspare anzitutto il temperamento e non soltanto le emozioni popolare

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