“Semi di cura”: il viaggio dell’autrice Raffaella Betrò tra educazione, radici e consapevolezza
Nov 12, 2025 - Gabriella Licenziato
Si chiama “Semi di cura” il nuovo libro di Raffaella Betrò: in un’epoca dominata dalla velocità, la professoressa e scrittrice accompagna i lettori in un viaggio interiore.
Nel suo nuovo libro, l’autrice propone una riflessione sul valore formativo della cura, inteso come esercizio consapevole di responsabilità.
Insegnare è coltivare: il nuovo paradigma educativo di “Semi di cura“
Da anni impegnata nel mondo educativo e relazionale, la professoressa e scrittrice Raffaella Betrò, ha sentito il bisogno di fermarsi e raccogliere le proprie riflessioni in un libro che potesse offrire nuovi sguardi sull’esperienza formativa e umana.
Così nasce “Semi di cura”, che dona al lettore degli “occhiali nuovi” per analizzare il processo educativo non solo come trasmissione di conoscenze, ma autentico atto di cura.
“Ognuno è un seme prezioso e va custodito con rispetto,” spiega la scrittrice: “L’educatore, il genitore, l’insegnante o chiunque sia in relazione d’aiuto è il giardiniere che crea le condizioni migliori affinché quel seme possa fiorire nel suo tempo. La ‘cura’ è come l’acqua e il Sole, che permettono al seme di crescere in modo autentico.”
La cura come radice dell’educazione e dell’ascolto reciproco
La scrittrice Raffaella Betrò riflette sul valore profondo della cura, definendola “un atto di consapevolezza e radice da cui può nascere ogni relazione educativa”. Il primo passo verso una cura autentica è riconoscere le proprie esigenze imparando ad accogliere limiti, a dare spazio alla stanchezza e a nutrirsi.
Solo attraverso l’ascolto gentile di sé, aggiunge, possiamo sviluppare compassione e pazienza per accogliere davvero l’altro, senza proiettare su di lui le nostre aspettative. “La cura degli altri diventa così la naturale estensione di una profonda cura di sé”, conclude Betrò, ricordando che questa consapevolezza rende educatori, insegnanti e genitori più presenti, liberi e capaci di far fiorire chi hanno di fronte.
La città del corallo e del Vesuvio come luogo dell’anima per la scrittrice torrese
La scrittrice riflette sul profondo legame che la unisce alla sua città natale: “Credo che sentirsi parte di un luogo come Torre del Greco possa diventare una potente forma di cura“, afferma con convinzione.
L’autrice spiega che la comunità torrese rappresenta per lei “un intreccio di radici, memoria e identità condivisa“.
Torre del Greco custodisce una storia antica, visibile nelle sue tradizioni artigiane, dalla lavorazione del corallo e del cammeo e nel profondo rapporto con il Vesuvio, simbolo di forza e rinascita.
La Betrò riflette anche sul grande amore della comunità torrese per la Madonna, tema a cui ha dedicato ampio spazio nel suo primo libro “La devozione mariana a Torre del Greco“: “La fede– spiega –è un filo che lega le generazioni e ci avvolge con tenerezza nei momenti di fragilità“.
L’ulivo come simbolo di forza e accoglienza
In un’immagine poetica e potente, l’autrice Betrò affida al lettore il simbolo che racchiude l’anima del suo lavoro: “Se ‘Semi di cura’ fosse davvero un seme, vorrei che diventasse un ulivo solido, simbolo vivente di resilienza e accoglienza. La vera forza non sta nella rapidità – spiega la professoressa- ma nella capacità di stare con pienezza e umanità, offrendo rifugio e fiducia per poter dare ai semi la possibilità di fiorire e germogliare in ogni lettore.”
“Abbiamo bisogno di tornare all’essenziale”: un invito a riscoprire l’ascolto autentico
La conclusione del libro è un invito alla consapevolezza: “Viviamo in un’epoca che esige velocità, efficienza e prestazione, ma oggi abbiamo bisogno di un ritorno all’essenziale: al gesto vero, all’ascolto lento e alle relazioni profonde -riflette l’autrice- la consapevolezza che desidero lasciare è la cura come scelta esistenziale: una presenza che accoglie e parola che custodisce.”
