Il pomodorino del “piennolo”, storia e leggende dello spongillo

Pomodoro del piennolo
Pomodoro del Piennolo

Si racconta che Lucifero creò Napoli rubando un pezzo di Paradiso, ma la terra, toccata dal Diavolo, era diventata arida e fiammeggiante. Quando Gesù vide quell’angolo di mondo sottratto al Cielo iniziò a piangere e, le sue lacrime, cadute sulle pendici del Vesuvio, resero la terra vulcanica fertile e produttiva.

Il pomodorino del piennolo è il chiaro esempio di quanto questa leggenda sia vera. Può essere coltivato, infatti, solo a trecento metri sopra al livello del mare fra la terra, ricca di sali minerali del Parco Nazionale del Vesuvio. Non a caso l’UE, nel 2009, lo ha dichiarato DOP.

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Pomodoro del Piennolo

Il Pomodorino del Piennolo, l’oro rosso del Vesuvio

Il colore rosso intenso, la buccia dura che conserva tutte le sostanze nutritive anche a lungo termine, il sapore fresco e acre, rendono i nostri pomodorini unici al mondo e impossibili da coltivare altrove. Una storia racconta, addirittura, che il colore rosso sia dovuto a piccole gocce della lava del Vesuvio che, nutrendo l’ortaggio, gli danno vita e resistenza.

Molti sono i nomi popolari attribuiti al prodotto e, spesso, variano di città in città: è un esempio il termine “pomodoro di spongillo”, per la puntina nella parte inferiore del pomodoro (sponda), che, in altri comuni diventa “spuncillo”.

Il nome universale pomodorino del piennolo è dovuto al modo in cui i pomodorini vengono conservati e coltivati “appesi” in una rete che li tiene sospesi su bastoncini o pezzi di legno.

Si racconta, a Torre del Greco, che le mogli dei pescatori e dei marittimi si occupassero di intrecciare e sistemare le reti che servivano per la pesca. Quando, però, i mariti andavano in mare, per continuare a lavorare, le donne usavano la stessa procedura per intrecciare i piccoli nodi delle reti del “piennolo”.


Dopo questa storia risulta ancor più evidente quanto i pomodorini del “piennolo” siano il prodotto più rappresentativo della nostra terra: delle perle, rosse come il fuoco del vulcano, resistenti come il suolo che la genera e intrecciate da reti di marinai.

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