Criticati col Napoli, super in nazionale: Højlund e De Bruyne aspettano solo una squadra che giochi a calcio

Højlund e De Bruyne super in nazionale


Succede spesso, nel calcio italiano, che un giocatore in difficoltà con la propria squadra di club torni improvvisamente brillante appena indossa la maglia della nazionale. Negli ultimi giorni è toccato a due colonne del Napoli di Allegri: Rasmus Højlund e Kevin De Bruyne, entrambi finiti nel mirino della critica partenopea nelle ultime settimane, protagonisti invece con Danimarca e Belgio.

Il caso più eclatante è quello di De Bruyne. Nella sfida di Nations League tra Italia e Belgio, terminata 0-2 per i belgi allo stadio Olimpico, il centrocampista è stato indicato dalle pagelle della sera come il migliore in campo, mentre il commissario tecnico olandese Van Bommel lo ha elogiato pubblicamente: “Ancora uno dei migliori, sono fortunato ad averlo in squadra”. Parole che stridono non poco con quanto si legge sulle pagine sportive dedicate al suo rendimento in maglia azzurra, dove il giudizio complessivo delle ultime uscite è stato tutt’altro che benevolo, tanto da spingere alcuni opinionisti a parlare apertamente di un giocatore che “a Napoli gioca male perché non si sacrifica per gli altri”.

Il caso Højlund: pochi palloni, tante critiche

Anche Højlund si è ritrovato al centro delle polemiche nelle ultime settimane, complice un attacco del Napoli che fatica a produrre gioco. Nelle prime sei partite stagionali l’attaccante danese ha toccato appena 15 palloni in area di rigore avversaria, un dato lontanissimo da quello di attaccanti come Lautaro Martinez, arrivato a 48 tocchi nello stesso numero di gare. Un numero che ha fatto discutere non poco l’ambiente partenopeo, letto da alcuni osservatori come la prova provata dei limiti del centravanti.

C’è però anche un’altra lettura, altrettanto supportata dai dati: quella secondo cui il problema non sia tanto Højlund quanto il sistema di gioco che lo circonda. Diverse analisi tecniche sottolineano infatti come le critiche al danese non siano del tutto oggettive, evidenziando che il giocatore si sacrifica per la squadra e gioca spesso di sponda, ma resta troppo isolato nella metà campo avversaria, ricevendo pochissimi palloni giocabili. Una fotografia confermata proprio dal confronto con la nazionale: con la maglia della Danimarca, schierata con un modulo diverso da quello proposto da Allegri al Napoli, Højlund torna a toccare molti più palloni nei pressi dell’area avversaria, a conferma che il contesto tattico pesa quanto, se non più, delle qualità individuali del singolo giocatore.

Il problema non sono i singoli, ma il collettivo

Il verdetto delle nazionali, in questo senso, arriva come un indizio difficile da ignorare: due giocatori capaci di incidere quando vengono messi nelle condizioni giuste, e che a Napoli attendono soprattutto una squadra costruita attorno alle loro caratteristiche, più che nuove giustificazioni o nuovi processi mediatici.


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