Lavori America’s Cup, proteste a Bagnoli: “Noi senza casa tra polveri e veleni. Voi fate festa con i conti pieni”
Set 26, 2026 - Francesco Pipitone
Corteo a Bagnoli contro i lavori sulla colmata per l'America's Cup
Corteo questa mattina a Bagnoli, con partenza fissata per le 10 dal Dazio, contro i lavori legati all’America’s Cup e la gestione del territorio nell’ex area Italsider. A convocare la mobilitazione sono stati la Rete No America’s Cup insieme ai comitati civici e agli sfollati dei Campi Flegrei, in quella che è stata annunciata come la manifestazione più partecipata delle ultime settimane, dopo giorni di blocchi dei camion diretti ai cantieri della colmata.
“Noi senza casa tra polveri e veleni. Voi fate festa con i conti pieni”: è lo slogan più significativo che ha accompagnato il corteo, sintesi perfetta della rabbia di chi vive – e vorrebbe continuare a farlo – a pochi passi dai cantieri mentre a Napoli, sul lungomare di Mergellina, prosegue la settimana di eventi che precede le regate preliminari della 38ª America’s Cup, in programma dal 24 al 27 settembre.

Le richieste: stop ai lavori, sicurezza sismica, case per gli sfollati
Il corteo di oggi arriva al culmine di una settimana di mobilitazione permanente: dai blocchi dei mezzi pesanti diretti ai cantieri della colmata, ai presidi quotidiani in piazza Bagnoli, fino alla protesta di giovedì scorso alle porte del villaggio di regata, con lo striscione “Rompiamo la vetrina!”. Le richieste avanzate dai manifestanti restano quelle ribadite in ogni tappa della mobilitazione: lo stop immediato ai lavori sulla colmata, la messa in sicurezza sismica del territorio flegreo, una sistemazione dignitosa per gli sfollati di Bagnoli e Pozzuoli, e in prospettiva “spiaggia libera, mare pulito e bosco” per l’area dell’ex Italsider.
Al centro della contestazione resta il continuo passaggio dei camion diretti ai cantieri, che secondo i comitati sta danneggiando il manto stradale del quartiere e potrebbe ostacolare le vie di fuga in caso di emergenza sismica, in un territorio già sotto stress per la crisi bradisismica in corso da mesi. La Rete No America’s Cup sostiene inoltre che gli interventi in corso sulla colmata non garantiscano una reale bonifica dell’area, mentre l’amministrazione comunale e la struttura commissariale per Bagnoli difendono gli stessi interventi – dragaggi compresi – come parte del più ampio processo di rigenerazione e bonifica del sito.

Il nodo casa: oltre 5mila famiglie in difficoltà
L’altro tema è quello abitativo. Secondo quanto sostenuto dai comitati e dagli sfollati promotori della protesta – una stima diffusa direttamente da loro e non da una valutazione indipendente – sarebbero oltre 5mila le famiglie in condizioni di difficoltà abitativa nell’area flegrea, tra gli effetti del bradisismo e una crisi immobiliare che, secondo i manifestanti, si è ulteriormente aggravata negli ultimi mesi.
A peggiorare la situazione, denunciano i comitati, sarebbe la stessa America’s Cup: la forte richiesta di alloggi da parte dei team e dello staff organizzativo dell’evento avrebbe spinto molti proprietari della zona ad alzare vertiginosamente i canoni di locazione, saturando l’offerta disponibile e rendendo ancora più difficile, per gli sfollati del bradisismo e le fasce più fragili, trovare una sistemazione nel proprio quartiere. Una dinamica che i promotori del corteo riassumono come un “corto circuito democratico”: ingenti risorse pubbliche mobilitate per l’evento sportivo, a fronte dell’assenza di risposte concrete alle emergenze sociali del territorio.

Un evento sportivo, due Napoli
Il corteo di questa mattina fotografa così due città che convivono a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra: da un lato il lungomare di Mergellina, trasformato in vetrina internazionale per la settimana di avvicinamento alla Preliminary Regatta; dall’altro Bagnoli, alle prese con la devastazione del territorio all’ombra dei riflettori puntati altrove. Per la Rete No America’s Cup, la manifestazione velica avrebbe finito per essere usata come pretesto per accelerare interventi di cementificazione sul litorale, a scapito di un modello di sviluppo alternativo basato sulla tutela ambientale e sulla restituzione degli spazi alla cittadinanza.


