Video. Leonarda Cianciulli, la strega campana che terrorizzò l’Emilia

Leonarda Cianciulli


Ci sono periodi bui nella storia del nostro paese, fasi sociali in cui superstizioni e tradizioni bigotte condizionavano e rovinavano la vita di molte persone, specialmente quella delle donne. Il periodo a cavallo delle due guerre mondiali era senz’altro uno di questi: la popolazione, specialmente nelle parti rurali del Sud Italia, era abbandonata a se stessa e vittima di credenze secolari e di ignoranza. Leonarda Cianciulli fu una creazione di quella chiusura e dei miti della sua terra, Montella, in provincia di Avellino.

In quei tempi e in quei piccoli luoghi le donne mancavano di molti diritti che oggi riterremo scontati, ad esempio quello di sposare chi si ama. Leonarda, dopo un’infanzia segnata dall’epilessia ed alcuni casi di tentato suicidio, si era innamorata di un giovane impiegato del catasto, Raffaele Pansardi. La scelta, però, non ricevette l’approvazione della madre che aveva progettato per la ragazza un matrimonio con un altro giovane di miglior partito e dello stesso nucleo familiare. Nonostante questo, Leonarda e Raffaele si sposano e dopo vari trasferimenti si stabiliscono a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, per sfuggire ai pregiudizi e le offese dei paesani che non avevano gradito un matrimonio guidato dalla passione. Secondo quanto scrive la stessa Cianciulli nel suo memoriale, il giorno delle nozze sua madre la maledì:Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi.”

Sarà per l’alto tasso di mortalità infantile di quegli anni, ma sta di fatto che la maledizione della madre colpì nel modo più terribile: delle prime 13 gravidanze di Leonarda tre si conclusero con un aborto, mentre gli altri 10 neonati morirono ancora in fasce. La donna riuscì a salvare i successivi quattro figli ricorrendo, secondo quanto scrive lei stessa, alla magia: “Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l’altra dalla terra nera… per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli. ” Racconta addirittura di aver visto lo spettro della morte che di notte cercava di rapire suo figlio dalla culla, allora, presa dal terrore, si strappò un dente e lo gettò fra le fiamme scacciando la nera signora. In ogni caso, la superstiziosa donna si convinse che solo un sacrificio di sangue poteva salvare i suoi figli dal male. Una convinzione che, insieme alla miseria di un’Italia in guerra, trasformò Leonarda, che i vicini definivano “energica e generosa donna del Sud”, in una serial killer spietata.

Giuseppe Pansardi

Giuseppe Pansardi

Furono tre le vittime della Cianciulli: Ermelinda Faustina Setti, Francesca Clementina Soavi e Virginia Cacioppo. Tutte e tre signore di mezz’età che conducevano una vita solitaria, tutte e tre cadute nella trappola mortale proprio a causa di questa solitudine. Leonarda prometteva di farle trasferire in un’altra città dove avrebbero trovato un buon marito pronto ad accoglierle e ad amarle. Le donne lasciavano volentieri alla “benefattrice” i pochi averi che lasciavano indietro, soldi, gioielli e crediti, ma quello che le aspettava nel grande salone della Cianciulli, mentre sorseggiavano un buon caffè napoletano, era un letale colpo d’accetta in testa. L’assassina si sbarazzava poi dei corpi spezzettandoli: alcune parti le scioglieva nella soda caustica trasformandole in saponette, particolarità che le valse il soprannome di “saponificatrice di Correggio”, altre, come sosterrà al processo, le cucinava e mangiava. Tuttavia le ultime due vittime, per quanto molto sole, avevano ancora amiche che si preoccupavano della scomparsa. Leonarda cercò in ogni modo di sviarle, facendo addirittura spedire cartoline a nome delle defunte da altri comuni italiani, forse con l’aiuto del figlio Giuseppe Pansardi, ma, alla fine, la polizia decise di prendere atto delle denunce e mettere sotto processo la Cianciulli.

Leonarda Cianciulli

Leonarda Cianciulli durante il processo

In aula la donna mostrò tutta la sua insanità, prima negava, poi sembrava pronta ad aggredire anche i giudici urlando costantemente: “Ho ucciso per amore di mamma”. Fu proprio questo amore ad indurla a confessare tutto: gli inquirenti dubitavano che una donna energica, ma minuta, come lei avesse potuto compiere simili atrocità da sola ed iniziarono a sospettare della complicità del figlio Giuseppe. Pur di evitare qualunque accusa verso il giovane, la madre confessò tutto, elencando ogni minimo particolare dei suoi crimini e giustificando la ferocia con: “In quei momenti sentivo scorrere in me la forza di cento uomini…posso dimostrarvelo: portatemi un capretto e lo scanno a mani nude avanti a voi”. Fu giudicata colpevole per i tre omicidi nel 1946, ma le fu attribuita la semi-infermità mentale. Scontò la sua pene nel manicomio criminale di Aversa, poi in quello di Pozzuoli dove morì di apoplessia cerebrale nel 1970, a 77 anni. Anche in carcere suscitava un certo timore nei confronti delle altre detenute, come racconta una suora che operava li: “Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi, che però nessuna detenuta mai si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica. ”

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