Osanna, soprintendente di Pompei: “Ecco dove sorgerà il museo e collegherò il sito a Napoli”

Prof. Massimo Osanna
Prof. Massimo Osanna

Arrivò a Pompei con non poche polemiche il 5 marzo del 2014, preceduto da una lettera di 70 soprintendenti al ministro Bray contro la sua nomina, una “mortificazione delle professionalità interne”. Dopo due anni mezzo dalla nomina, Massimo Osanna soprintendente di Pompei prepara il Pianori rilancio del sito archeologico campano. In un’intervista rilasciata a Repubblica.it, il direttore del sito archeologico di Pompei ha illustrato il piano strategico per lo sviluppo del sito.

Nell’intervista, Osanna parla del rapporto che deve legare le università a Pompei, una collaborazione fondamentale per la formazione con un’offerta formativa post laurea con un coinvolgimento delle due parti Miur e Mibact, Osanna parla di una collaborazione quindi con il rettore Gaetano Manfredi. La sede che dovrebbe ospitare questo nuovo ente formativo è stata identificata nel Polverificio borbonico di Scafati, da aprile proprietà della soprintendenza che ospiterà sia il deposito, ma soprattutto laboratori visibili, quel museo quindi che a Pompei manca. Il soprintendente ha parlato anche della possibilità di collegare il polo museale agli scavi tramite un servizio di navetta su monorotaia lunga 1,4 chilometri. Una scuola che richiami studenti da tutto il mondo che cambierebbe le dinamiche territoriali. Della soprintendenza di Napoli dice: “Napoli ha sofferto nella formazione post-universitaria, ma per il ruolo così centrale che ha nell’archeologia non può non diventare un polo forte di attrazione di studenti. Non è possibile che l’università formi archeologi senza un rapporto diretto con il Mibact”.

Il soprintendente inoltre racconta del cambiamento che ha subito Pompei negli anni, i dati del cambiamento si evincono da un questionario che i visitatori hanno compilato e che è ancora in corso di elaborazione, dal questionario si evince l’indice di gradimento nei confronti del sito. Tradizione e innovazione sono temi chiave per Osanna: “c’è molta resistenza anche all’interno della soprintendenza verso le trasformazioni. Si tende a individuare il passato come il bene e la trasformazione come il male. Sono di un’idea completamente diversa che avrà attuazione col Piano strategico, Pompei è un luogo del contemporaneo e non può essere mummificata in un’immagine. L’immagine di Pompei si trasforma, perché ogni generazione lo ha fatto. Io sono ripartito dalla musealizzazione diffusa che fu di Amedeo Maiuri, con la ricollocazione in situ dei reperti originari rinvenuti durante gli scavi. Mandiamo così un messaggio: una cosa è una città di solo rovine e transennata, che come rovina viene percepita, e un’altra cosa è aprire tutte le strade. Fai così una Pompei libera dove si può circolare, più umana. L’innovazione significa trovare la chiave per leggere in forma contemporanea un posto che è il luogo della tradizione per eccellenza, Pompei. Ecco perché va bene l’arte contemporanea: stringerò maggiori rapporti con il museo Madre”.

Osanna racconta poi del rapporto con il museo Madre e con Napoli: “Pompei è Napoli: voglio dire che Pompei non ha senso senza Napoli perché è stata creata con gli scavi borbonici, né si può prescindere dalle istituzione che sono a Napoli. Avremo più stretti legami con il Museo archeologico nazionale: reperti da Pompei entrano nella sezione Epigrafica e oggetti dai depositi dell’Archeologico arrivano per le esposizioni che stiamo preparando. Nel 2017 voglio riallestire i calchi nei Granai del Foro, assieme agli oggetti che furono rinvenuti accanto ai corpi dei pompeiani, e questo grazie alla collaborazione con l’Archeologico”.

Il direttore di Pompei parla anche di collaborazioni con il museo di Capodimonte con la realizzazione di una mostra “Pompei e Picasso” nel 2017 in occasione del centenario della visita del pittore in Italia. Collaborazioni anche con Paestum faremo una mostra per unire pittura pre-romana e romana. Manca invece una collaborazione con Caserta. E’ prevista inoltre una collaborazione con Scabec per la realizzazione di percorsi notturni 2017: Enel Sole entro fine anno risistema l’impianto di illuminazione da porta Marina ai Teatri e ciò consentirà di superare il numero chiuso e aprire a tutto il pubblico le visite serali.

Osanna che abita nel capoluogo campano è docente alla Federico II della città di Napoli dice: “sono entusiasta di Napoli. La città mi piace, perché la trovo non globalizzata e non omologata. E trovo inebriante il rapporto che c’è qui con il mare. Mi trovo bene come lo sono stato ad Atene. È una città dalle forti contraddizioni, ma altre città si stanno omologando a un modello standard, mentre a Napoli c’è ancora un forte legame con la sua identità. Trovo Roma una città rassegnata, Napoli è più frizzante, le cose che si fanno sono spesso di alto livello, penso al Conservatorio di San Pietro a Majella: vorrei riaprire il Teatro piccolo con i concerti del Conservatorio, mentre al Teatro grande stiamo preparando un programma di spettacoli con il Mercadante. E poi voglio proseguire con l’Anfiteatro, dove dovrebbe esserci Paul McCartney e c’è l’idea di portare Roger Waters”.

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