“Vincenzo m’è pate a me!”. Ecco che fine ha fatto “Peppiniello” di Totò

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Napoli – Della trasposizione cinematografica di “Miseria e Nobiltà”, più che l’antica sceneggiatura di Eduardo Scarpetta, più della magistrale interpretazione di Totò, resta impressa nella memoria una sola frase: “Vincenzo m’è pate a me!”. La battuta ripetuta in continuazione dal piccolo “Peppiniello” divenne nel 1954 un vero e proprio tormentone, prima della diffusione della televisione e quando i fenomeni virali erano solo intesi come malattie.

Dietro quel personaggio tanto simbolico c’era un bambino napoletano di soli 7 anni, Franco Melidoni. Oggi quel piccolo attore è cresciuto ed invecchiato, ha avuto una vita felice e si è tenuto sempre lontano dal mondo dello spettacolo per un preciso ordine della madre. Al Corriere del Mezzogiorno, Melidoni ha raccontato la sua vita prima e dopo l’incontro con Totò. Nacque in una famiglia di teatranti, addirittura il nonno era caro amico di Eduardo Scarpetta ed aveva ricevuto da lui l’autorizzazione a mettere in scena le sue commedie.

Nell’immediato dopoguerra, però, il mondo dello spettacolo non viveva nell’agiatezza e la famiglia Melidoni vessava in una grande crisi economica. Così, quando nell’ambiente circolò la notizia che Totò cercasse un bambino per la trasposizione di “Miseria e Nobiltà”, Franco e sua madre intrapresero un lungo viaggio in treno per Roma, in terza classe, per partecipare ai provini. Quella traversata faticosa gli valse la parte senza dire nemmeno una parola: stanco e provato il bambino colpì Totò, sembrandogli perfetto per la parte.

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Le riprese furono un’esperienza unica per il piccolo Franco che ebbe la possibilità di girovagare per un set tanto importante e per gli interi studi cinematografici. La produzione, però, non dimenticò le esigenze scolastiche del giovane: un’auto aziendale si recava ogni settimana presso la scuola e ritirava i compiti e le lezioni da far recuperare allo studente. L’importanza dello studio è sempre stato l’insegnamento principale della madre di Franco.

Quando finirono le riprese di “Miseria e Nobiltà”, infatti, il grande Vittorio De Sica stava iniziando a lavorare al suo “Oro di Napoli” e chiese alla donna se il figlio fosse disponibile a prendere parte al film. La madre rifiutò dichiarando che da quel momento in poi Franco avrebbe dovuto dedicarsi allo studio. Questo fece davvero. Col passare degli anni divenne uno studente modello, si laureò in ingegneria e lavorò per molti anni in Alitalia, arrivando persino a vivere in Angola.

Oggi, Franco Melidoni è un settantenne distinto che vive al Vomero. Nonostante l’età continua a praticare assiduamente sport e a girare in città sul suo amato motorino. Ancora guarda il suo film quando lo trova in TV: “Ricordo tutto come se fosse ieri” afferma con fierezza ed ricorda il “principe dalla risata” come un uomo chiuso, pieno di contraddizioni: “Lui amava dire che a casa sua abitavano insieme il principe de Curtis e Totò e che il principe viveva alle spalle dell’altro. In pratica erano due persone in una”

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