Federico II: il Sud al centro del Sacro Romano Impero. Malgrado la lotta col papa

Federico II di Svevia - Scuola SicilianaIl Mezzogiorno d’Italia è sempre stato culla di cultura e storia. Fucina di tradizioni e memoria. C’è stato un uomo che aveva compreso tutta la complessa bellezza di questo retaggio e cercò di omaggiarlo, col lustro e con gli onori che tuttora meriterebbe. Quest’uomo non è si è contraddistinto solo per i suoi regali natali e le gesta politiche, ma è stato grande anche per cultura ed intelletto. Celeberrimo è il contributo ed il trasporto che Federico II di Svevia ha riservato alle regioni del nostro Mezzogiorno. Impareggiabili i lasciti con i quali egli ha nobilitato questa terra: l’università degli studi di Napoli, che porta il suo nome, e Castel del Monte su tutti.

Nel corso della sua vita l’imperatore si dilettò di filosofia, scienze naturali, matematica, astrologia. Provò un interesse profondo verso il mondo orientale e la sua storia. Non fu solo un curioso amante della cultura ed un mecenate, ma si cimentò anche nella stesura di un’opera letteraria, un interessante manuale sull’arte della caccia col falcone, il De arte venandi cum avibus. Grazie a questi meriti ed alla sua personalità forte e particolareggiata, si guadagnò l’appellativo di Stupor Mundi; oltre alla storiografia ufficiale, moltissimi sono i miti e le leggende che si sono sviluppati circa la sua persona.

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Università di Napoli Federico II

Il periodo storico nel quale visse, però, non fu pronto a seguire la guida carismatica di un sovrano acculturato e lungimirante. Leader anacronistico e visionario che non venne compreso fino in fondo dai suoi contemporanei, incapaci di viaggiare sulla sua stessa lunghezza d’onda. Il continuo scontro col papato non solo avvalorò questa tesi, ma impedì a Federico II di dedicarsi completamente all’amministrazione dei suoi regni ed alla contemplazione dei suoi interessi.

Dopo aver riorganizzato la Sicilia, il sovrano svevo stipulò con papa Onorio III un trattato, la Dieta di San Germano, col quale si sarebbe impegnato ad indire una crociata nell’estate del 1227 – qualora fosse venuto meno a questo suo onere sarebbe incorso nella scomunica. Il vero intento di Federico II, però, era quello di realizzare un’unione formale tra le due principali compagini politiche delle quali era a capo, il Regno di Sicilia e il Sacro Romano Impero. Oltre a ragioni di politica interna c’era anche un altro motivo per il quale la partenza per la crociata venne rimandata. Affascinato com’era dalla cultura araba, Federico II malvolentieri avrebbe preso le armi per liberare il Santo Sepolcro.

FedericoIIFrustrata anche dalla rinnovata minaccia della Lega Lombarda, la partenza venne ulteriormente procrastinata. Nel settembre del 1227 pressato dal successore di Onorio III, Gregorio IX, l’imperatore si apprestò finalmente a partire per quella che sarebbe diventata la sesta crociata, ma lo scoppio di una pestilenza costrinse lo Stupor Mundi e i suoi uomini a riparare ad Otranto. Il papa, quindi, colse la palla al balzo e lo scomunicò. Evidente era l’atteggiamento di ostilità del pontefice nei confronti del detentore del potere temporale. Fu in questo scenario che, nel giugno del 1228 malgrado la scomunica, Federico II si apprestò a partire alla volta della Terra Santa, consapevole del fatto che Gregorio IX avrebbe sfruttato la sua assenza per creare unità d’intenti tra tutti i suoi nemici. Il papa fu un buon stratega. Dove prima c’erano disunità e divergenze ora c’erano alleanza e comunione d’intenti.

La crociata federiciana fu un capolavoro d’intelligenza e diplomazia. Federico II ottenne Gerusalemme grazie ad un accordo col sultano d’Egitto e Siria Al-Malik al-Kamil. Si proclamò re di Gerusalemme, ma fu una vittoria di Pirro poiché la città, privata delle sue mura, era di fatto indifendibile. Di ritorno in Italia, l’imperatore ritrovò molti comuni pronti a sposare la causa del papa. Fu così che il sovrano decise di porre fine alle ostilità col successore di Pietro. Dal canto suo, Federico II non avrebbe mai rinunciato al suo intento di condurre l’Italia sotto il potere imperiale e dopo una notevole vittoria contro la Lega Lombarda, a Cortenuova nel 1237, nominò suo figlio Enzo re di Sardegna.

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Statua di Federico II al Palazzo Reale di Napoli

Questo atto gli costò una nuova scomunica da parte del pontefice. Nel 1245 Innocenzo IV organizzò un concilio per nominare un nuovo imperatore. Il concilio non solo confermò la scomunica ma depose il sovrano svevo, il quale riuscì a conservare il suo trono, ma ormai lo scontro col papato lo aveva logorato e la sua parabola si era avviata verso la sua traiettoria discendente. Provato dagli eventi e da una grave patologia addominale, l’imperatore morì, a Fiorentino di Puglia, il 13 dicembre del 1250.

Nonostante tutto Federico II riuscì a fare le fortune dei territori che erano sotto il suo controllo, profondendo energie ed amore per Napoli, Palermo ed il Mezzogiorno tutto. Il papato e gli altri numerosi nemici furono una considerevole spina nel fianco che lo privarono di tempo e risorse che, altrimenti, lo Stupor Mundi avrebbe sicuramente impiegato per rendere ancora più incisivo il suo operato in questi luoghi. Fino a che punto si sarebbe spinto e quali risultati avrebbe conseguito non ci è dato saperlo, ma non si cade in errore quando si afferma che, nonostante tutto, quella di Federico II fu una delle più straordinarie epopee per le regioni dell’Italia meridionale.

Fonti:
– David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Einaudi, Torino 1990.
– Claudio Rendina, Federico II di Svevia, Lo specchio del mondo, Newton Compton, Roma 1995.
– Georgina Masson, Federico II di Svevia, Rusconi, Milano 1978.

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