Mariuolo. Da dove deriva il termine napoletano?

Non c’è napoletano e probabilmente italiano, che non conosca il significato della parola mariuolo, una tra le più note nel vocabolario della lingua partenopea.
Tanto per essere più chiari, si definisce mariuolo, un ladro, un truffatore, colui che è dedito al furto continuato e ad azioni non propriamente legali, ma non solo. Può essere chiamato mariuolo anche chi non compie propriamente furti, ma è disonesto nell’animo e nella vita.
In tono scherzoso, o’ mariuolo può anche essere un ragazzo monello e vivace.

L’etimologia del termine è incerta, secondo alcuni deriva dall’antico aggettivo francese mariol (fubacchione), secondo altri dal greco margiólos (astuto, furbo ecc.), secondo altri ancora dalle parole spagnole marraio/marrullero (imbroglione/monello). Invece il glottologo e linguista Carlo Battisti sostiene che sia molto più probabile e certo che la parola risalga dal termine latino mareólo.
In molti, inoltre, la collegano al nome di Maria: potrebbe derivare da espressioni come “far le Marie“, ovvero non saper qualcosa e fingere devozione e semplicità.

Mariuolo è una voce napoletana che esiste da secoli, di fatti già tra la fine del 1700 e l’inizio dell’1800, il mariuolo era quella persona che era solita compiere piccoli furti – orologi da tasca, fazzoletti di seta, portamonete – ai pedoni distratti che passeggiavano in città.
Addirittura esistevano delle scuole dove i neo furfanti potevano esercitarsi e imparare tutti i “trucchi del mestiere”. Durante l’allenamento i giovani mariuoli avevano il compito di sottrarre a dei fantocci della mercanzia fittizia e, per dimostrare la propria rapidità e destrezza, non dovevano far tintinnare dei campanelli posti nei pressi degli oggetti.

Non mancano modi di dire bizzarri come “tene ‘o mariuolo ‘ncuorpo”, ovvero nascondere un segreto tanto grande da sentirsi profondamente colpevole.
Anche uno dei più grandi commediografi italiani del ‘900, Eduardo de Filippo, ha dedicato a questa antica figura alcune righe tratte dalla commedia “Napoli Milionaria” (1945), scritta ed interpretata dallo stesso:

“Mariuolo se nasce. E nun se po’ dicere ca ‘o mariuolo è napulitano. Oppure romano. Milanese. Inglese. Francese. Tedesco. Americano… ‘O mariuolo è mariuolo sulamente. Nun tene mamma, nun tene pato, nun tene famiglia. Nun tene nazionalità. E nun trova posto dint’ ‘o paese nuosto. No. Pecché… Siccomme ‘o paese nuosto nun porta na bon’ annummenata… Che vuo’ fa’? È na disgrazia… Appena sentono :«napoletano», già se mettono in guardia. Pecché è stato sempe accussì. Perciò… tu ca si’ giovane, aviss’ ‘a da’ ‘o buono esempio… accussì quanno te truove e siente ca parlano male d’ ‘o paese tuio, tu, cu tutt’ ‘a cuscienza, può dicere: – «Va bene, ma ce stanno ‘e mariuole e ‘a gente onesta, comme e dint’ ‘a tutt’ ‘e paise d’ ‘o munno.”

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