Fontana Helvius o di San Nicola: è ancora alimentata dall’acquedotto romano

Foto di prolocosantegidio

Il fiume Sarno, oggi famoso per essere il più inquinato d’Europa, vanta un antico passato da divinità.
Sin dal IX a.C., il Sarno – con un tratto di appena 24 km – grazie alla sua abbondante fauna fluviale e alla navigabilità, concesse a piccoli gruppi di individui di stanziarsi presso le sue rive.

Oggetto d’interesse per diversi autori e studiosi, il Sarno viene menzionato in varie opere. Il primo autore antico a parlarne fu Strabone, il quale, nel suo trattato Geografia ne esaltava l’importanza commerciale: «Pompei […] grazie al fiume Sarno usato per importare ed esportare merci, funge da porto per le città di Nola, Nuceria e Acerra»

“Sorgente di vita”, pronto a donare cibo ed acqua in abbondanza, il Sarno venne adorato come una divinità, e come ogni dio ebbe diritto ad essere raffigurato in monumenti e affreschi. La rappresentazione più significativa del dio Sarno è quella di tre figure scultoree antropomorfe poste a decorazione della Fontana Helvius, nota anche come fontana di S. Nicola, sita nell’attuale Piazza Giovanni Battista Ferraioli a Sant’Egidio del Monte Albino, piccolo comune in provincia di Salerno.

La Fontana Helvius, reperto archeologico di notevole importanza per la sua unicità, è ancora oggi in parte alimentata dall’acquedotto romano ipogeo. Tale acquedotto, classificato come acquedotto “minore”, riforniva una piccola area rurale. S. Egidio del Monte Albino, chiamata in antichità con il nome di Petruro, era infatti un piccolo villaggio agricolo sorto nel II-I secolo a.C. facente parte dell’Ager Nucerinus.
Il nome dato alla fontana deriva da un’incisione sulla cornice di marmo facente riferimento a Publio Helvio, Pretore romano della città di Nuceria, proprietario della villa Helvius e molto probabilmente finanziatore per la costruzione della fontana pubblica.

Riguardo alla datazione del monumento non si hanno certezze, gli studiosi, facendo riferimento alla villa Helvius e all’acquedotto, pongono un’ipotesi di datazione che oscilla tra il I secolo a.C. e il I d.C. Ad ogni modo, è cosa certa che il monumento risalga all’età augustea, aspetto confermato dall’utilizzo del pregiato marmo che ne compone i tre lati.

Le decorazioni dei tre blocchi marmorei rappresentano il Sarno lungo tutto il suo percorso. Sulla lastre di sinistra della fontana si ha la raffigurazione della sorgente, rappresentata in bassorilievo dalla figura di un giovane seminudo, con le gambe coperte da un mantello, seduto su una roccia con accanto un cane e delle lance incrociate. Il corso del fiume è invece rappresentato da un vecchio barbuto circondato da vegetazione fluviale, anch’esso seminudo raffigurato nell’atto di reggere un vaso dal quale sgorga acqua. Tale scultura occupa la lastra marmorea centrale.

Infine, sul lato destro, la foce è rappresentata da una figura virile. La scultura in bassorilievo risulta essere mal conservata, a malapena si distinguono i tratti del volto. Accanto alla rappresentazione antropomorfa vi è la figura di un delfino e una barca a remi in un tratto di costa. Molto probabilmente l’uomo raffigurato era Poseidone il cui tempio era vicino alla foce del fiume Sarno.

Fonti:

 A. Virgili, Culti misterici ed orientali a Pompei, Roma, Gangemi Editore, 2008. G. De Feo, S. Del Prete, M. Manco, F. Maurano, A. Tortora, L’Acquedotto Romano ipogeo e la Fontana di Helvius a Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno, Campania), «Opera Ipogea: journal of speliology in Artificial Cavities», Commissione nazionale cavità artificiali, 2/2013. S. Silvestri, Sant’Egidio, Un luogo chiamato Preturo,a cura della Pro-loco di S. Egidio del Monte Albino, Salerno, Editrice Gaia, 2010. T. Scala, Napoli storie Sbagliate, Boscoreale (NA), il quaderno edizioni, 2016.

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