Paestum, nuove scoperte dagli scavi: è stata riportata alla luce la Casa dei Sacerdoti

capaccio paestumErano cominciati appena un mese fa gli scavi mirati a riportare alla luce la cosiddetta “Casa dei Sacerdoti”. L’iniziativa, promossa dal direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, era orientata all’esplorazione di un importante edificio, situato nel pieno del santuario urbano meridionale, ancora adesso circondato da un’aura di mistero. Come spiegava Zuchtriegel a Repubblica, “Già il nome, ‘Casa dei Sacerdoti’, fa capire che in realtà non sappiamo bene che cosa fosse. E’ un edificio di pianta abbastanza irregolare, e che, come adesso cercheremo di verificare attraverso alcuni saggi, probabilmente ha anche una storia abbastanza lunga“.

Non abbiamo dovuto attendere molto perché qualche elemento della lunga storia di quest’edificio cominciasse a venire alla luce. I recenti ritrovamenti nella “Casa dei Sacerdoti” dicono molto anche sulla funzione del “Tempio di Nettuno“, così denominato dagli archeologi del ‘700. Studi successivi, in realtà, attribuiscono l’edificio al culto di Apollo, e alla stessa funzione potrebbe essere adibita anche la Casa dei Sacerdoti. L’edificio, da quanto sappiamo finora, è costituito da sette ambienti quadrangolari, con apertura principale verso il tempio di Nettuno, e gli oggetti finora ritrovati sembrano suggerire lo svolgimento di riti sacrificali al suo interno.

Il primo ritrovamento interessante è costituito da un pozzo, originariamente allestito in una delle sale e in seguito ostruito con materiali di risulta e resti di animali, forse sacrificali. Il forno scoperto al centro di uno degli ambienti, a sua volta, rappresenta un ulteriore rompicapo per gli studiosi: gli archeologi hanno scoperto infatti che la stratigrafia originaria è stata sconvolta da maldestri interventi degli anni Cinquanta del secolo scorso, interventi tra l’altro mai documentati.

In tal modo, il mistero intorno alla Casa dei Sacerdoti si infittisce, nonostante l’archeologo Francesco Scelza ci tenga a precisare quanto segue: “La presenza di un punto di fuoco non desterebbe stupore in un santuario antico, considerando che il sacrifico prevedeva il consumo di gran parte degli animali immolati presso l’altare“. Al momento possiamo solo sperare che gli scavi successivi ci forniscano ulteriori dati sulla funzione dell’edificio e del Tempio, oltre ad arricchire ulteriormente il Parco Archeologico di Paestum di bellezze antiche e misteriose.

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