Massimo Troisi e le sue 12 poesie inedite: “Al mio cuore malandato”

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Sono passati 26 anni da quando Massimo Troisi ci ha lasciato. Attore, regista e sceneggiatore, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

La sua carriera è stata segnata dall’esperienza de “La Smorfia”, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro, ma il primo grande successo arrivò col capolavoro “Ricomincio da tre” del 1981″ e “Non ci resta che piangere” insieme a Roberto Benigni, per poi proseguire anche dietro la cinepresa, per un totale di 13 film da attore, tra cui 7 da regista. Indimenticabili  “Le vie del Signore sono finite” e “Il Postino” il suo ultimo capolavoro.

Una carriera troppo breve segnata da una malattia cardiaca congenita che colpì Troisi fin dalla sua fanciullezza. Morì il 4 giugno del 1994 a causa di un arresto cardiaco, due giorni prima di terminare “Il Postino”. Fu aiutato dalla sua controfigura nelle scene più ardue, quando in bicicletta percorreva l’isola per andare a consegnare la posta al poeta cileno Pablo Neruda.

Ma non tutti conoscono un lato inedito di Massimo, quello di poeta. Appena 22enne insieme ad Enzo Decaro scrisse 12 poesie, poco prima del grande successo de “La Smorfia”. Lui scriveva e Decaro, chitarrista, musicava quei versi.

Le canzoni sono state raccolte in un disco da Enzo Decaro “Poeta Massimo”, grazie alla collaborazione di un gruppo eletto di musicisti, da Rita Marcotulli James SenesePaolo FresuCecilia Chailly, Daniele Sepe, Gianni Oddi, Ezio Bosso, Fabio Treves, Solis String Quartet,Diego Moreno, Marcello ColasurdoLino Cannavacciuolo.

L’amore timido raccontato in “Grazie” (“Grazie a te che t’inventi discorsi dai miei silenzi… a te che scrivi poesie dove io sono io e non un eroe…”); l’ingiustizia di “Pullicené” (“Male a chi crede che va in Paradiso solo il pezzente e il ricco avrà il castigo”); l’indifferenza di “Quanta brava gente”; la precarietà di “La frontiera della vita”; “Pensiero Vestito”, la struggente dedica alla madre di “Rimpianto” (“Io sciupai il tuo candido seno di giovane madre, di donna piacente”); “Angiulillo”, “il Principe”, la visione del Cristo immolato invano di “Gesù Crist” (“Mo’ se starà magnann e ‘mmane, mo’ ch’a giustizia sta tanto luntane…”; la sua voglia di mettere a nudo le sue paure in “Senza umiltà” e “Stanotte”.

Ma la più celebre è sicuramente “Al mio cuore”:

Al mio cuore malandato
Almeno a lui ho messo le ali…
Io, padrone di un bel niente
Neppure di me stesso.

Soffoco d’affetto
e vivo di nascosto
Ma al mio cuore malandato
Almeno a lui ho messo le ali…

Intorno si stupiscono
del mio modo di fare
Per loro sbaglio tutto
ancora prima di iniziare

Non e’ cosi’ importante
che muoia qualcosa dentro
Io cedo qualche sogno
e un po’ di liberta’
Un compromesso che in fondo accetto per vilta’…

Ma al mio cuore malandato
Almeno a lui ho messo le ali…

Passar tutto il tempo
a pensare al modo migliore
E in quale occasione
sfiorarti la mano
per dire ti amo

Mentre la situazione
politica italiana
Andrebbe seguita
con molta piu’ attenzione
Vuoi che mi lasci andare sulle note di una canzone d’amore…

Ma al mio cuore malandato
Almeno a lui ho messo le ali…

 

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