Da loffa a vrenzola, 11 parole napoletane derivanti dal tedesco

Chi l’avrebbe detto che gli integerrimi tedeschi ci avrebbero mai potuto tramandare termini di discutibile eleganza. Eppure alcune tra le parole più volgari della nostra lingua napoletana derivano proprio dalle teutoniche genti. Cacciati dalla città ai piedi del Vesuvio dai napoletani medesimi – senza l’ausilio di inglesi e americani – con le famose “Quattro giornate di Napoli” tra il 27 e il 30 settembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti il dialetto nostrano presenta ancora alcune (non molte, a dire il vero) reminiscenze germaniche.

In effetti, il napoletano – come dimostrano i seguenti termini desunti dal Vocabolario domestico del lessicografo Basilio Puoti – più che trarre origine dal lessico del tedesco moderno, trova radici etimologiche nella lingua degli antichi Germani, un insieme di popoli stanziatisi in Italia e in Europa verso la fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.). Ecco alcuni esempi concreti.

“LOFFA”: deriva dal germanico luft (aria). In effetti tale termine è usato anche come epiteto in riferimento a donne che si danno arie, che si vantano. Si tratta, inoltre, di una parola onomatopeica, visto che si riferisce a un silenzioso e maleodorante fenomeno di meteorismo.

“UFFO”: estremità superiore del femore, osso lombare. Proviene da huf.

DRINCA’ o TRINCA’:  bere alcolici, ubriacarsi, dall’antico alto tedesco trinkan.

“SCIARRA”: alterco fra giovani innamorati. Deriva dall’antico germanico zar, rissa.

“SPRUOCCOLO”: legnetto appuntito, piccolo ramo. È ricorrente in diversi modi di dire napoletani, quali “Addò arrivammo mettimmo ‘o spruòccolo”, esso risale al longobardo sproh (in germanico sprock), germoglio, ramo.

“NIX”: niente, nulla. Trae origine da nichts, che ha lo stesso significato.

“TACCARIÀ”: in senso letterale significa sforbiciare, tagliuzzare in modo diseguale avvalendosi di forbici male affilate. Per estensione sta per sparlare, fare maldicenza. E’ un verbo derivato dal vetero-germanico taikka, scheggia, segno.

“ZEPPA”: Derivante dal longobardo zippel, indica un pezzetto di legno usato per rammendare, riparare qualcosa.

“SPASSO”, dal tedesco spaß, nel senso di divertimento.

“SPARAGNARE”, risparmiare dal tedesco Sparen. Identico significato.

“SCIAMMERIA”: questo termine oggi significa coito, ma la sua origine non ha nulla a che fare con l’atto sessuale. In origine era, infatti, una giacca lunga che il Duca Armando Schomberg – generale francese del XVII secolo, ma di nascita e origini tedesche – fece utilizzare agli ufficiali tedeschi come uniforme, trasmettendole il suo nome. Da qui si è passati, nel gergo malavitoso, ad indicare il giovane guappo vistosamente abbigliato.

“VRENZULA”: letteralmente straccio, brandello di una veste, da brand. Utilizzato, però, con significati diversi: donne volgari; “fa’ na cosa vrenzule-vrenzule”, cioè veloce-veloce, superficiale; oppure “nun me fai dicere na vrenzula ‘e parola”, quando il nostro interlocutore è molto loquace e non non riusciamo a dire una ‘fetente’ di parola.

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