San Domenico di Guzmàn, uno dei 52 patroni di Napoli. Il miracolo del pane

san domenico di guzmàn
San Domenico di Guzmàn

San Domenico di Guzmàn è sicuramente uno dei santi cui i fedeli campani ed italiani in generale sono più legati: il suo nome infatti è molto diffuso tra la popolazione. Per quanto riguarda la città di Napoli, nel cuore del centro storico vi è una piazza dedicata proprio al santo dove si trovano la Basilica di San Domenico Maggiore e la spettacolare guglia barocca di San Domenico progettata da Cosimo Fanzago e portata a termine con Francesco Antonio Picchiatti. Non solo, San Domenico di Guzmàn figura anche nella lista dei 52 patroni di Napoli.

Attualmente la festività di San Domenico di Guzmàn è celebrata il giorno 8 agosto (Calendario romano generale) e il 4 agosto (Messa tridentina). Papa Gregorio IX lo canonizzò il 13 luglio 1234 nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Rieti. È il santo patrono degli astronomi. Fino a qualche anno la festività nel Calendario romano generale era fissata del 4 agosto: per questo molte persone che portano il suo nome continuano a festeggiare l’onomastico quel giorno e non l’8.

san domenico maggiore
Piazza San Domenico Maggiore. La Basilica e la guglia

San Domenico di Guzmàn: vita e opere

Nacque nel 1170 o 1171 in Spagna, a Carleruga, un villaggio montano della regione della Castiglia. Sin dalla giovane età dimostrò un particolare interesse per la religione ed i suoi comportamenti erano orientati alla carità ed alla povertà, infatti la sua convinzione principale era quella del bisogno di riportare all’umiltà ed all’austerità le condizioni di vita del clero che in quel momento storico era invece caratterizzata da lusso ed agio eccessivi. La beata Cecilia Cesarini lo descrive così: “Era di media statura ed esile di corpo; aveva un bel viso e la carnagione rosea; i capelli e la barba tendevano al rosso; gli occhi erano belli. Dalla sua fronte e di tra le ciglia, irradiava come uno splendore che a tutti ispirava rispetto e simpatia. Rimaneva sempre sereno e sorridente, tranne quando era addolorato per qualche angustia del prossimo. Aveva lunghe e belle mani e una voce forte e armoniosa. Non fu mai calvo, ma aveva la corona della rasura tutta intera, cosparsa di qualche capello bianco”.

I suoi biografi sono tutti concordi che il giovane Domenico provava un amore sconfinato per Gesù e, a 15 anni, si trasferì a Palencia per studiare Teologia. Fu ordinato sacerdote al termine degli studi e nel 1196-1197 entrò nel Capitolo dei Canonici di Osma, per invito dello stesso Priore, Diego di Azevedo. Quest’ultimo divenne vescovo nel 1201 e subito partì per la Danimarca per un incarico: come compagno scelse proprio Domenico. Partendo da Osma, in Castiglia, la strada per il nord Europa li fece passare per la parte meridionale della Francia e nei dintorni di Tolosa i due scoprirono il dilagare dell’eresia catara o degli albigesi, dal nome della città dove gli eretici erano stanziati, Albi. Alla base dell’eresia degli albigesi vi erano proprio la povertà e l’umiltà, per questo Domenico concepì un modo di predicare che fosse vicino a tali principî. Una notte discusse con l’oste che lo ospitava e lo convertì alla Chiesa Cattolica.

Madonna di Pompei - Beata Vergine del Rosario, quadro
La Madonna di Pompei. Ai piedi della Madonna c’è San Domenico

La conversione degli albigesi e la fondazione dell’Ordine dei Domenicani

Insieme a Diego scese a Roma nel 1206 e da Papa Innocenzo III ebbero l’incarico di convertire gli albigesi. Poco tempo dopo la ripartenza per la Francia però Diego morì, per cui Domenico restò solo nella sua opera. Si stabilì in una casa molto umile a Fanjeaux, dove visse pressoché in solitudine per circa dieci anni, fino al 1215. Quella casetta oggi esiste ancora ed è considerata uno dei monumenti del piccolo paese.

Il 22 dicembre 1216 Papa Onorio III approvò definitivamente la costituzione dell’Ordine dei Frati Predicatori (successivamente Domenicani) che crebbe in maniera vertiginosa tanto da riuscire a inviare, solo un anno dopo, predicatori in ogni parte d’Europa, specialmente nella Penisola Iberica oltre che a Parigi e Bologna, i maggiori centri universitari di quel tempo. Nella città italiana si stabilì San Domenico stesso; le diverse università europee facevano a gara nell’offrire cattedre ai frati che facevano parte del suo ordine. Dopo la bolla papale, da 16 collaboratori Domenico di Guzmàn riuscì a fondare ben 60 conventi.

Morte e canonizzazione

Domenico morì il 6 agosto 1221 a Bologna, promettendo ai suoi Frati che sarebbe stato più utile loro in Cielo che sulla terra. Nel 1234 Papa Gregorio IX, che provava verso di lui un sentimento di amicizia, lo canonizzò e lo iscrisse tra i Santi: erano passati solo 13 anni dalla morte. Del suo ordine anno fatto successivamente parte Santa Caterina da Siena e San Tommaso d’Aquino, che fu docente di Teologia proprio presso l’Università di Napoli ed abitò nella Basilica di San Domenico, in cui lasciò scritti e reliquie e dove si trova il celebre quadro di Cristo che secondo la tradizione parlò a Tommaso.

Il miracolo del pane

Il miracolo più noto di San Domenico di Guzmàn è certamente quello del pane e raccontato nei verbali della sua canonizzazione. Un giorno, nel convento di Bologna dove abitava negli ultimi anni di vita, mancava il pane. Egli diede l’ordine di apparecchiare ugualmente la tavola e di sedersi in attesa del pranzo alzando le mani al cielo ed invocando il Signore. In quel momento due giovani di bell’aspetto entrarono e distribuirono del pane ad ogni frate, congedandosi poi salutando San Domenico. Di quella tavola oggi si conserva ancora una parte dell’asse.