Sie nu Rocco Falò: cosa significa il detto popolare del fantoccio tradito dalla moglie

Sie nu Rocco falò
Sie nu Rocco falò. Foto di www.barinedita.it

Sie nu Rocco falò. Antica espressione meridionale giunta fino a Napoli nel corso dei decenni. Ancora oggi in uso nel linguaggio dialettale e popolare tra le persone di una certa età. Il detto è utilizzato per riferirsi ad una particolare persona con un significato dispregiativo.

Sie nu Rocco falò. Traduzione e significato

La traduzione è piuttosto semplice. “Sei un Rocco al falò”. Si indica una persona priva di personalità che si comporta secondo seguendo gli ordini dell’altrui volontà. Una sorta di fantoccio con scarso carattere.

Sie nu Rocco falò. Le origini del detto popolare

E proprio dal fantoccio si origina il detto popolare che nasce a Bari Vecchia quando nell’ultimo giorno della Festa di Carnevale veniva bruciato al falò un fantoccio dal nome Rocco. Costui, secondo la tradizione, era uno smidollato che aveva accettato di buon grado i ripetuti tradimenti della moglie. La sua maschera veniva arsa dopo una processione seguitissima ed esilarante, accompagnata da continui sberleffi per le vie del centro storico pugliese. Un funerale in piena regola. Tradizione ormai persa negli ultimi decenni ma che rimane immortale nel linguaggio con il suo significato.

Carnevale. Perché si fa il funerale

E nella tradizione del Carnevale Napoletano, c’è il rituale della morte e del funerale di Carnevale, oggi ancora intatto, che va in scena tra lamenti, urla e parolacce. In alcune frazioni di Napoli e provincia, tutta la cittadinanza partecipa al corteo funebre, con una cornice intorno molto pittoresca: un carretto a quattro ruote addobbato di fiori, salumi e salsicce esposti, lumini e candele accese, il tutto bardato da veli e fiocchi neri.

Un modo per esorcizzare il passaggio dal vecchio al nuovo anno. Il carro viene trascinato a mano, da un uomo o da un asinello, e al suo interno viene posizionato un fantoccio, che rappresenta Carnevale morto. C’è chi gli dona il vecchio Frac, chi un abito consumato, chi un pigiama, abiti da lavoro; qui tutti si sbizzarriscono per fare bella figura in piazza e onorare la memoria del morto.

Dopo la processione il fantoccio viene bruciato nel falò mentre la “festa” procede. Dopo la sua morte, Carnevale lascia speranze e progetti futuri, rappresentando l’alternarsi di gioia e dolore, vecchio e nuovo. Infatti chi lo segue in corte intonando un lamento tutto napoletano, auspica un ritorno beneaugurante di Carnevale nel futuro.


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