Bellaria: un ponte tra popolo, leggende e storia

Anche in antichità il Bosco di Capodimonte e la sua Real Reggia venivano visitati da tutto il popolo: ricchi signori a cavallo, dame in carrozza ma anche le famiglie più povere si mettevano in ‘viaggio’ dai paesi di periferia e dai casolari vicini per accorrere in questa meravigliosa oasi naturale di Napoli. Il Bosco ancora oggi è accessibile grazie a tre porte: Porta Grande, Porta Piccola e Porta Miano ma molti non conoscono la storia e le leggende che gravitavano e tutt’ora attorniano Bellaria, ponte sospeso tra fantasia e verità.

In passato la città di Napoli, risalendo dalla costa tramite la Scalinata della Principessa Jolanda portava al Bosco di Capodimonte, ma in effetti non c’era invece una “strada di congiunzione” tra il Bosco e i piccoli paesi vicini. Così verso la metà del XIX secolo in epoca borbonica (durante il regno di Ferdinando II – ndr), sul Cavone di Miano a Napoli, venne edificato il Ponte di Bellaria per consentire il prolungamento della viabilità napoleonica con l’antico casale di Miano che in tal modo veniva a collegarsi con il borgo di Capodimonte. La posizione della struttura infatti si dimostrò davvero strategica e nei pressi di questa via venne aperta Porta Miano, nota allora ufficialmente con il nome di Posta doganale di Bellaria. La porta fungeva sin da allora da ingresso diretto verso il Bosco di Capodimonte, che in questo modo veniva reso praticabile anche nei luoghi un po’ più impervi e selvaggi, divenendo quindi vero e proprio spazio attrezzato al passeggio e al diporto, più che alla caccia o alla coltivazione.

Reggia di Capodimonte
Reggia di Capodimonte

La costruzione del Ponte di Bellaria è molto importante sopratutto sotto il punto di vista socio-economico: in pratica Porta Bellaria, così chiamata dal volgo, permetteva un più rapido collegamento tra il centro cittadino e la parte Nord dell’agro napoletano; la costruzione del ponte fu inoltre essenziale anche sotto il profilo urbanistico-sociale, poiché la presenza di Bellaria e la sua attivazione permise una serie di contatti e rapporti tra la città di Napoli e il Casale di Miano che portò all’integrazione della popolazione periferica, avvenuta poi nel 1927 con l’annessione ufficiale.

Il ponte favorì anche l’insediamento in zona di famiglie nobili e alto-borghesi che nelle vicinanze di Bellaria infatti fecero sorgere i loro casini di delizie e le loro ville, perché ispirati sia dalla salubrità dell’aria, dalla vicinanza alla natura e dal desiderio di trovarsi comunque vicino alla Reggia del Sovrano.

Bellaria
Bellaria

Oggi Bellaria (così nominata per via della frescura proveniente dal Bosco poco distante – ndr) purtroppo è una semplice strada disastrata e solitaria, percorsa solo da autobus e macchine; parecchie leggende gravitano intorno ai giardini abbandonati delle ville e ai grandi palazzi degradati su cui i napoletani vociferano che siano abitati da fantasmi o anche occupati abusivamente da zingari. Una strada che un tempo era brulicante di persone e carrozze, un ponte tra storia e popolo, un tragitto tra passato e presente dimenticato e abbandonato da tutti.

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