Le origini della Tarantella: tra le danze più simboliche e magiche del mondo

Pizzicata
Pizzicata

Movimenti ciclici e ridondanti che schiudono la mente all’abbandono e quando il ritmo diviene ossessivo, allora si è preda di una trance che conduce all’estasi.

Sin dall’antichità la musica e la danza sono sempre state percepite come una purificazione, soluzione a tutti mali dell’anima e momento liberatorio nel quale lo spirito si libera nell’aria non più incatenato al corpo.

Attanasio Kircher (1602-1680), studioso e filosofo tedesco, nel suo “Magnes, sive de arte magnetica”, illustra “l’Antidotum Tarantulae”, cioè la composizione musicale che avrebbe fortissimi “Effetti terapeutici” e che sarebbe fortemente legata ai culti dionisiaci.

“Musica sola mei Superest medicina Veneni”

“Resta la sola musica come medicina del mio veleno”

Da una delle splendide illustrazioni che troviamo nel volume, emerge subito l’emblematica frase “Resta la sola musica come medicina del mio veleno”, che affiancata a delle Tarantole, contiene la vera essenza della musica tradizionale del Sud Italia facendo emergere, inoltre, il legame millenario che, giunto fino a noi, diviene espressione della ricca cultura di un popolo elemento di distinzione e orgoglio.

Tarantola
Tarantola

Parte imprescindibile della cultura e dell’immagine di Napoli e di tutto il sud Italia , la Tarantella è forse uno dei balli più conosciuti al mondo e allo stesso tempo, uno dei meno conosciuti dai napoletani e dai meridionali stessi.

Ma quali sono le sue origini?

Le sue antichissime origini deriverebbero dalla forte influenza greca che subì il Sud Italia in età arcaica e che portò ad un periodo di grande splendore e civiltà. Le coste della Magna Grecia divennero ben presto il cuore pulsante dei riti dionisiaci (caratterizzati da ebbrezza, esaltazione e furore), e grande fu l’elaborazione teorica che seguì. Infatti i pitagorici ritenevano questi luoghi “una patria elettiva”, dove poter condurre lo studio dell’armonia e vivere la “catarsi” (liberazione dell’anima) attraverso il canto, la danza e lo studio della musica.

Museo di Napoli - Rilievo con Charites e Ninfe da Ercolano. III sec. a.C.
Museo di Napoli – Rilievo con Charites e Ninfe da Ercolano. III sec. a.C.

Al suono di krotala, lyra e tympanon , il canto e la danza divenivano elementi stimolanti “la trance” e il totale abbandono alla frenesia liberatrice. Impossibile, quindi, non legare questi riti al culto del Dio del vino e dell’ebbrezza, Dioniso in età greca, poi Bacco in età romana, Dei che simboleggiavano l’estasi e la perdizione. Protagoniste dei riti divennero le “menadi danzanti” o “baccanti”, donne in preda alla frenesia, che celebravano la vita con esuberanti danze e frenetici canti.

« Le baccanti cominciano ad agitare il tirso per i loro riti…

l’eccitazione si era trasmessa all’intero bosco, alle belve:

non c’era più niente di fermo, tutto si agitava in frenesia. »

(Euripide, Le Baccanti)

Secondo diversi studiosi il termine “Tarantella” deriverebbe da “Taras”, l’antica città di Taranto, che era particolarmente vicina al Dio del vino. Ma fu solo nel medioevo che il ballo ebbe le sue trasformazioni più significative. Con l’espansione del cristianesimo iniziarono anche le persecuzioni verso i rituali liberatori. Uno dei fautori di tali persecuzioni fu proprio San Paolo, che duramente criticava i riti e divenne, molti secoli dopo, egli stesso santo protettore delle vittime del ragno. Probabilmente proprio la repressione divenne la causa della nascita di una tarantella più… nobile.

Ma impossibile era frenare egli impulsi “dionisiaci” che riemergevano poco a poco sotto molteplici aspetti, con rituali riconosciuti socialmente e istituzionalizzati.

La faccenda affascinò anche il Pontano e diversi altri studiosi che descrivevano come il morso della tarantola servisse alle donne per “libere atque impune viros petere” (ricercare maschi, liberamente e impunemente) e ancor più servisse agli uomini per giustificare le loro pazzie, consentendo uno sfogo o uno stimolo all’erotismo delle donne, che morse dal ragno, erano libere di essere “impudiche”.

Superato il medioevo, a Napoli, il ballo assume due forme diverse, una più sobria  legata al mondo delle corti e l’altra che continua a mantenere le sue caratteristiche originarie, conservando però,  in entrambe, una forte componente erotica.

Nel corso dei secoli la tarantella ha affascinato scrittori, studiosi ed intellettuali che venivano da ogni parte del mondo, come Goethe, Lamartine, Mme de Staël , che ad essa dedicarono molti scritti e ricerche.

Ancora oggi, questo ballo continua ad affascinare per il suo ritmo coinvolgente e frenetico, divenendo sfogo e liberazione da ogni problema della vita…

 

[…] Sugli scogli io ballo la tarantella […]

Che posso far io, se non in solitudine danzare,

danzare al mare sfuggente alla luna

con la luna sul petto, sul corpo l’aria e la spuma sui piedi? […]

 (David H. Lawrence, Poesie d’Amore)

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