Villa Pignatelli, da dimora aristocratica a Museo


Arredi sontuosi, opere d’arte e accessori per la caccia. Sono solo alcune delle bellezze custodite all’interno della Villa Pignatelli, uno tra i più affascinanti musei di Napoli. Fu costruita per volontà di sir Ferdinand Acton, primo ministro alla corte di Ferdinando IV di Borbone, che nel 1826 chiese a Pietro Valente di progettare una struttura neoclassica riprendendo l’architettura pompeiana. L’obiettivo era poter avere una residenza che fiancheggiasse la Villa Reale. Acquistato dalla famiglia di banchieri Rothschild, nel 1841, l’edificio fu ampliato e trasformato nell’arredo da Gaetano Genovesi e da un anonimo architetto parigino. Durante questo periodo fu realizzata la decorazione in stucco bianco e oro del Salotto rosso, che presenta al centro della volta l’allegoria dell’architettura, dove è raffigurata la pianta della Villa. Fu terminata anche la Sala da ballo, costituita da grandi specchiere in legno intagliato e contente un seicentesco busto bronzeo di Hernàn Cortés.

Nel 1867, dopo l’Unità d’Italia, la residenza fu ceduta al duca di Monteleone, Diego Aragona Pignatelli Cortés, discendente di papa Innocenzo XII e del celebre conquistador Ferdinando Cortés. È possibile ammirare i busti di entrambi all’interno del museo. Con questo cambio di testimone, furono apportate diverse modifiche anche all’arredo della Villa. Furono introdotti mobili neorinascimentali nella Biblioteca e consoles barocche. Il tutto caratterizzato da un gusto eccentrico ed eclettico tipico di fine dell’Ottocento. In questo periodo, l’abitazione fu centro vivissimo di vita intellettuale e mondana. Nel 1955, la nipote di Cortés, Rosina Pignatelli, decise di donare la Villa, con i tutti i suoi tesori, allo Stato.

Entrata Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés

Nel 1960 fu inaugurato, all’interno della residenza, il Museo Principe Diego Aragona Pignatelli Cortés. Di particolare rilievo sono le porcellane di Vienna, Meissen, Cina, Berlino, Capodimonte e della Real Fabbrica di Napoli, tutte custodite nella Sala Verde e nella Sala fumatori arredata in pelle. Al primo piano vi sono dipinti e busti di artisti locali databili dal XVI al XX secolo e provenienti della collezione del Banco di Napoli. Tra queste opere spicca l’“Agar e l’angelo” di Francesco Solimena anche se le più antiche sono la “Presentazione al Tempio” di Andrea da Salerno e l’“Adorazione dei pastori” di Battista Dossi. Non mancano alcuni disegni, bozzetti e terrecotte di Vincenzo Gemito, contenute nella Sala boudoir. Particolare è anche la Sala delle Nature Morte contenente opere di Paolo Porpora, Giambattista Ruoppolo, Giuseppe Recco e Baldassare De Caro. E la Biblioteca, con pareti rivestite di cuoio impresso di Cordova, che ospita busti del principe Diego e della principessa Rosina Pignatelli.

Biblioteca

La Villa-Museo si trova al centro di un bellissimo parco inglese. Il giardino, realizzato da Gugliemo Bechi, contiene piante ornamentali ed esotiche, tra cui alcune maestose araucarie, disposte a boschetto. Probabilmente all’intervento di Bechi si deve anche l’impianto decorativo del Salottino pompeiano e la cosiddetta Toiletta delle Dame semicircolare, che presenta parti ornamentali ripresi dagli scavi vesuviani. Invece a Genovesi sono state attribuite la Sala Rossa e il Fumoir, l’attuale biblioteca, e all’anonimo architetto francese spetta la realizzazione del Salottino Verde, della Sala Azzurra e della Sala da Ballo, oggi utilizzata per conferenze. All’interno del parco si trova anche il Museo delle Carrozze, struttura che approfondiremo in uno dei prossimi articoli.

Fonti: Aurelio Musi, “Napoli, una capitale e il suo regno”, Touring Editore, Milano, 2003
Touring club italiano, “Napoli e dintorni”, Touring Editore, Milano, 2001
Cristian Bonetto,Josephine Quintero, “Napoli e la Costiera Amalfitana”, Lonely planet, Melbourne, 2013

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