Il Mito nella Pittura antica: gli affreschi di Villa Arianna

Stanza-del-mito-di-Arianna

Una delle caratteristiche della pittura antica è la numerosa presenza di raffigurazioni a tema mitologico. Non è raro trovare queste scene affrescate al centro delle pareti, un po’ come facciamo noi moderni che decoriamo i muri delle nostre case con quadri, foto e cornici.

Tra gli affreschi più belli e rappresentativi dell’arte decorativa dell’antica Stabiae c’è la scena che raffigura il momento dell’incontro tra il dio Dioniso e la bella Arianna, che dà il nome ad una delle ville d’otium poste sul pianoro di Varano.

Nell’affresco che si può ammirare nel triclinio 3 di Villa Arianna (di cui abbiamo già parlato in precedenza), vediamo Dioniso incoronato di edera che trova Arianna sull’isola di Nasso, la quale giace addormentata tra le braccia del Sonno (il dio Hypnos rappresentato come un giovane alato). Alle loro spalle, Eros illumina la scena tenendo in mano la fiaccola dell’amore.

Villa Arianna
L’affresco di Dioniso che trova Arianna dormiente

Tutti conoscono il mito di Arianna, figlia del re di Creta Minosse, che con un gomitolo di filo aiutò l’eroe Teseo ad orientarsi nell’insidioso labirinto per poter uccidere il Minotauro. In cambio del suo aiuto, Teseo promise di sposarla, per cui, dopo aver annientato il mostro metà uomo e metà toro, la portò via con sé. La versione rappresentata a Stabiae racconta ciò che accadde poco dopo: approfittando di un momento in cui la fanciulla dormiva, Teseo l’abbandonò sull’isola di Nasso, dove Dioniso la trovò e ne fece la sua sposa.

Dal triclinio 3 di Villa Arianna ci arrivano anche altri affreschi a tema mitologico: il centauro Nesso nell’atto di rapire Deianira e Ganimede e l’aquila.

Il primo mito racconta di Nesso, un centauro, che si offrì di aiutare Deianira, la sposa di Eracle, ad attraversare un fiume in piena. In realtà, il centauro aveva tutt’altro che buone intenzioni e tentò di rapire la bella moglie dell’eroe. Eracle, richiamato dalle urla di Deianira, colpì con una freccia Nesso, che morì.

Stabiae
Ganimede e l’Aquila

Nel secondo mito si racconta di Ganimede. Questo era un giovinetto e, a detta di Omero, era il più bello di tutta la Grecia. Di lui s’invaghi addirittura Zeus: mentre il ragazzo pascolava le greggi sul Monte Ida, il padre degli dei si trasformò in una grande aquila, che rapì Ganimede per trasportarlo sull’Olimpo dove divenne il coppiere degli dei.

Ippolito
Ippolito

Della ricca testimonianza pittorica del triclinio 3 di Villa Arianna provengono, anche se frammentari e lacunosi, altre due raffigurazioni a carattere mitologico: Fedra, innamorata del figliastro Ippolito, i quali incontreranno entrambi una tragica fine; Licurgo impazzito che uccide la ninfa Ambrosia, che venne poi fatta risorgere da Dioniso sotto forma di vite.

Fonte: Dizionario della Civiltà Classica, AA. VV., 1994

I meravigliosi affreschi di Villa Arianna possono essere visitati a Castellammare di Stabia, presso gli Scavi Archeologici di Stabiae in via Passeggiata Archeologica, 11.

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