La gloriosa storia di Amalfi, la prima e più grande Repubblica Marinara

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Dipinto di Klenze Domplatz (1859), mostra il Duomo di Amalfi in epoca rinascimentale.

Che cosa hanno in comune Amalfi, Pisa, Genova e Venezia? Tutte e quattro furono soprannominate Repubbliche Marinare. Queste città furono le prime a concepire il Mar Mediterraneo come sede di commerci con arabi e bizantini, teatro di scorrerie piratesche e di viaggi di pellegrini. La prima Repubblica Marinara fu Amalfi.

La mitologia vuole che questa città traesse il nome da una ninfa, Amalfi appunto, amata da Eracle. Quando la divinità morì, il semidio la seppellì in una città alla quale diede il suo nome. La storia invece tramanda che Amalfi fu inizialmente fondata, lungo la costa e con la denominazione di Melphes, da alcuni romani diretti verso Costantinopoli. Questi ultimi decisero, dopo poco, di trasferirsi in un tratto più riparato della costiera salernitana costituendo il primo nucleo della novella città soprannominata Amelphes. Data la posizione geografica, fin da subito gli amalfitani furono inclini a sviluppare un commercio marittimo. Nel 533, in seguito alla vittoria del generale bizantino Narsete sui goti, Amalfi divenne parte dei domini greci e fu integrata nel Ducato di Napoli. Grazie a questa vicenda storica la città divenne in pochi anni il punto di contatto degli scambi tra il Levante e il Sud Italia. Nel VI secolo la città divenne sede vescovile e nel Settecento fu attaccata dal duca Arechi di Benevento, riuscendo però a vincere grazie all’aiuto di Napoli. Il secolo successivo Amalfi fu nuovamente invasa da Benevento che, comandata dal duca Sicardo, deportò parte della popolazione. Quando quest’ultimo morì in seguito a una congiura, gli amalfitani tornarono a casa autoproclamando l’indipendenza di Amalfi dal Ducato di Napoli. Da questo momento in poi la novella Repubblica cerco di proteggere la propria autonomia stringendo alleanze con città vicine. Ad esempio quando Benevento si frantumò nei ducati di Salerno, Capua e Benevento, Amalfi intervenne in difesa di Salerno liberandone il signore catturato dai Tarantini. In seguito quando papa Leone IV avviò una guerra contro i Saraceni, la flotta amalfitana si schierò al fianco dei napoletani e di Gaeta sconfiggendo gli infedeli non lontano da Ostia.

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Tabula Amalphitana

Tra una battaglia e un salvataggio, Amalfi rafforzava sempre più il proprio commercio avviando traffici redditizi anche con l’Egitto e la Palestina. Nell’XI secolo, queste scelte portarono la città campana a essere uno dei centri più popolosi del Mediterraneo. Risalgono, inoltre, a questo periodo alcuni importanti costruzioni amalfitane come l’Arsenale, dove si realizzavano imponenti imbarcazioni. La città si specializzò anche nella produzione di carta applicando una tecnica di lavorazione orientale appresa attraverso la mediazione araba. Ma la testimonianza più importante della potenza commerciale di questa Repubblica fu la Tabula Amalphitana. Ritrovato nell’Ottocento in una biblioteca di Vienna, si tratta di un codice contenente sessantasei articoli di diritto marittimo. I primi ventuno capitoli sono scritti in latino e risalgono all’XI secolo, i restanti sono in volgare e furono aggiunti nel XIII secolo. La Tabula regolò la navigazione del Mediterraneo fino al XVIII secolo fino a quando il Consolato del mare di Barcellona introdusse nuove regole marittime.

Ruggero II d'Altavilla il Normanno, Re di Sicilia
Ruggero di Sicilia incoronato da Cristo. Mosaico, Chiesa della Martorana, Palermo

La storia della Repubblica amalfitana finì quando nel 1131 la città capitolò al lungo assedio del re normanno Ruggero II. Alla perdita dell’indipendenza seguirono, dopo pochi anni, due terribili saccheggi da parte della flotta pisana. Un violento maremoto del 1343 distrusse, infine, le attrezzature portuali, le strutture urbane e agricole situate lungo il litorale. Dopo di allora poco sopravvivesse di quello che un tempo era stata la più gloriosa Repubblica Marinara d’Italia.

Fonti: “Manifatture in Campania”, Napoli, Guida, 1983

Antonella Grignola, “Le Repubbliche Marinare”, Verona, Demetra, 1999

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