LA SCOPERTA/ Il mosaico non proviene da Pompei: la vera storia dell’opera trafugata dai nazisti
Mar 06, 2026 - Enza Gallo
Scoperta mosaico Pompei - foto Facebook Pompei parco archeologico
Il mosaico trafugato nel 1943 e ritornato in Italia a Pompei a luglio 2025 è in realtà marchigiano. Questo è quanto emerge dallo studio pubblicato sull’E-journal del sito archeologico campano, avviato dal Parco assieme all’Università del Sannio.
Il furto nel 1943 e la restituzione del mosaico a Pompei
Il mosaico con la coppia di amanti era stato trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale. Per ottant’anni il reperto è rimasto nelle mani della famiglia tedesca, fino a quando gli eredi a luglio del 2025 lo hanno riconsegnato allo Stato Italiano.
In mancanza di dati sulla provenienza il Ministero della Cultura lo collocò a Pompei e la scelta parve logica: lo stile e la tecnica ricordavano da vicino i capolavori erotici dell’area vesuviana.
La ricerca approfondita da parte degli studiosi e del parco hanno portato poi alla scoperta: il mosaico non c’entra nulla con Pompei. Le analisi archeometriche, eseguite in collaborazione con il dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università del Sannio, suggeriscono che si tratta di una produzione laziale che veniva commercializzata a livello sovraregionale. Tuttavia, grazie all’archeologa Giulia D’Angelo che ha notato dei dettagli familiari, la scena raffigurata non era un’inedita scoperta vesuviana, ma una vecchia conoscenza delle Marche: l’opera proviene da una villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche.
Lo studio a Pompei: il mosaico arriva da Folignano
“Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica – afferma il sindaco di Folignano, Matteo Terrani come riportato dal quotidiano Il Roma-. Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l’obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione“.
La memoria del manufatto riemerge, tra l’altro, nella produzione del pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli (1832- 1910) che lo riproduce in un taccuino manoscritto oggi conservato nella biblioteca comunale di Ascoli Piceno.
