Sapere e sapori a Bajano, tra storia cultura e gastronomia

Vincenzo Gulì

A Bajano, ex provincia di Terra di Lavoro, attualmente di Avellino, a conclusione della tre giorni  Vesuni in Festa -Saperi e Sapori 5, 6 e 7 luglio 2013, i Neo Borbonici Attivisti saranno presenti al convegno di studi con il presidente del Parlamento delle Due Sicilie prof. Vincenzo Gulì. Esso si svolgerà domenica 7, nel centro storico  al palazzo Colucci, alle ore 19.30 sul tema: 1861, Nascita della Questione Meridionale.

Sul taglio culturale della tre giorni di Bajano intervistiamo uno dei relatori al convegno di studi che di domenica 7 luglio al Palazzo Colucci, il prof. Gulì, storico, giornalista, docente di economia e autore di diversi libri sulla tematica risorgimentale, nonché presidente dell’associazione culturale Neo Borbonici Attivisti e del Parlamento delle Due Sicilie.

Professore, cosa ne pensa delle manifestazioni come questa di Bajano?
Un gran bene, perché con questi eventi si coniugano tradizioni locali e cultura, non in senso generale ma in quella orribile lacuna che i vincitori hanno creato in tutti noi dopo la malaunità italiana.

Lei quindi ha già dato una chiara valutazione del Risorgimento…
Risorgimento è già una parola truffa perché per risorgere bisogna essere morti e i dati economici e sociali dimostrano che il Regno delle Due Sicilie stava in ottima salute!

Probabilmente sono risorti quelli del nord?
Esatto! Pertanto per noi Meridionali l’unità è stata una malaunità, cioè una becera colonizzazione che, purtroppo, continua imperterrita da 152 anni.

Qual è il tema del suo intervento a Bajano?
1861: nascita della questione meridionale.

Siamo allora diventati un problema per l’Italia da quella data?
Ci hanno imbrogliato, spogliato, massacrato e incolpato di tutto  e di più, dall’entrata di Garibaldi sino ad oggi e non hanno alcuna intenzione di smettere.

Quale è la soluzione che propone per uscire da questa scabrosa situazione?
Un modo sicuro è quanto realizzato a Bajano. Ribadisco unire manifestazioni popolari magari gastronomiche, lanciando messaggi importantissimi come comprare prodotti nostrani e non facendo mai mancare un momento divulgativo assolutamente da affidare a persone che da una vita studiano la storia nascosta dell’attuale Sud, amandolo e difendendolo senza limiti.

Si sta auto-elogiando?
L’intenzione è un’altra: evitare strumentalismi di nuovi  arrivati che sono pericolosi per due motivi. Il primo è la preparazione sommaria che può trascinare molte luoghi comuni negativi sui meridionali e non ottenere il risultato necessario, cioè risvegliare il nostro orgoglio senza alcuna remora. Il secondo è il fine personale, spesso elettorale, che riempie la bocca a troppi meridionalisti da strapazzo.

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