Giaccherini, dai campi di provincia alla Nazionale: la storia felice di un operaio mancato

Emanuele Giaccherini

La sua storia non è una favola sdolcinata, e nemmeno una parabola da figliol prodigo. La storia di Emanuele Giaccherini è un po’ la storia di tutti noi, di chi nasce sin da piccolo con un sogno stampato addosso e cerca di farsi strada tra difficoltà, scetticismo e sfortuna.

Emanuele era il tipico ragazzino che bazzicava i campetti di calcio in attesa di una svolta, di un’occasione che gli cambiasse la vita. La sua arriva nel 2002, quando il Cesena lo prende dal Bibbiena, società affiliata della provincia di Arezzo e gli fa girare l’Italia in C2: Forlì, Bellaria, Pavia. Proprio a Pavia, Giaccherini ha una tentazione figlia degli infortuni e della paura: vuole appendere gli scarpini al chiodo e fare l’operaio, come quasi tutti in famiglia. Poi, il ritorno a Cesena nel 2009 e l’esplosione con Bisoli, che gli dà una fiducia che viene ripagata con 8 gol e la conquista della massima serie. E in Serie A si conferma ad alti livelli, tanto da attirare a sé le attenzioni della Juventus di Antonio Conte. E’ il suo momento, e se lo gode tutto, Giaccherini. A Torino vive due stagioni splendide: 40 presenze, due campionati vinti e quel gol all’ultimo minuto contro il Catania che vale il secondo scudetto bianconero.

Poi, però, le logiche di mercato hanno preso il sopravvento. Alla Juve arriva un’offerta del Sunderland di 7,5 milioni di euro, che i bianconeri non riescono a rifiutare. Bagagli ed entusiasmo alla mano, Giaccherini si strasferisce in Inghilterra, dove gioca un buon primo anno, collezionando 32 presenze 5 gol. Ma dietro l’angolo c’è il buio. Il 20 settembre 2014 si fa male alla caviglia in un match contro il Burnley. Lo stop è di qualche mese, torna a giocare nel boxing day ma il calvario non è finito. A febbraio ancora problemi, mai del tutto risolti. Resterà lontano dal campo per il resto della stagione, collezionando poco più di 300 minuti in tutto il campionato.

Nell’estate successiva, e siamo nel 2015, Giaccherini diventa un cavallo di ritorno. Richiude le valigie, destinazione Bologna, stavolta tra le mani ha solo tanta speranza. Qui, dopo un inizio negativo con Delio Rossi, torna a sorridere con Roberto Donadoni, che lo aiuta a trovare forma e serenità. Giaccherini chiude la stagione con 7 reti e 28 presenze.

Ora, dopo un ottimo Europeo con la Nazionale, nel suo futuro sembra esserci Napoli. Il posto giusto per un ragazzo semplice come lui. Semplice ma forte, molto forte. E, come disse Conte, se si fosse chiamato Giaccherinho, forse anche il suo cammino sarebbe stato diverso…

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