Quando un gesto pose fine al gemellaggio tra Napoli e Foggia

Curva FoggiaNegli scorsi giorni non si è fatto altro che parlare della storica promozione del Foggia, risalito in Serie B dopo ben 19 anni di assenza.

I ragazzi di Stroppa infatti, al termine di una stagione esaltante, si sono piazzati in prima posizione nel girone C di Lega Pro, assicurandosi la storica promozione in serie cadetta senza dover passare per i play-off.

Sin qui “Tutto molto bello” – come direbbe Bruno Pizzul – eppure, nonostante il clima festoso, la gioia e il post-nostalgico che hanno invaso la città pugliese, alcuni e soprattutto non pochi tifosi rossoneri si sono distinti per i soliti beceri cori rivolti inspiegabilmente alla SSC Napoli che nel triste palcoscenico delle serie inferiori manca fortunatamente da ben 11 anni.

Che bello quando erutta il Vesuvio” – E’ questa l’invocazione dei supporters pugliesi, un odio viscerale che non si è mai placato, neppure in momenti di gioia.

La domanda vien spontanea: dove nasce la rivalità tra partenopei e Satanelli?

Per rispondere a questa domanda è necessario andare indietro nel tempo, quando le due città – poco distanti, e incredibilmente simili – erano legate da un profondo rispetto sportivo, un gemellaggio storico.

I 175 chilometri di distanza, le culture affini non sono bastate a rendere intaccabile questa unione che si rompe in una data precisa: è il 3 maggio 1992. Al Pino Zaccheria il Foggia di Zeman e il Napoli di un giovane Claudio Ranieri si sfidano al termine di una stagione straordinaria per entrambe le compagini.

Quella che sarebbe dovuta essere una festa si trasforma ben presto in una giornata di rancore e violenza.  Dopo 90 minuti ricchi di insulti e provocazioni da parte dei sostenitori pugliesi, a fine gara i tifosi partenopei invadono il campo e strappano dalle mani degli avversari uno striscione. Una goliardata per vendicarsi ma un gesto fin troppo plateale, imperdonabile nel codice d’onore degli ultras.

Il gemellaggio si rompe. L’odio più profondo scalza la fratellanza e il rispetto sugli spalti e l’ennesima pagina nera del calcio rovina uno degli sport più amati da sempre.

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