Vesuvio Lavali: le 8 tifoserie razziste. I cori valgono oltre il 27% delle multe

Cori razzistiI minuti di sospensione del Ferraris non bastano a porre al centro del dibattito calcistico la questione della discriminazione territoriale. L’opinione pubblica ha condannato all’istante salvo poi dimenticarsene il minuto successivo. E così è accaduto anche per Sampdoria-Napoli. E dalle parti della FIGC da tempo il problema è stato risolto accordando una banalissima sanzione pecuniaria che poco svuota le tasche dei club e nulla legifera sulla condotta dei tifosi. L’indolenza del Palazzo ha una sola spiegazione: tali comportamenti ignobili e vili non trovano una ferma condanna, perché riguardano una sola tifoseria, quella napoletana.

La pietra tombale sull’inadeguatezza della Federazione l’ha posta Carlo Tavecchio nel 2014 durante il primo Consiglio Federale spianando la strada alle discariche sociali che abitano gli stadi: niente più curve chiuse e cancellazione del termine “di origine territoriale“dal codice di giustizia sportiva. Da questo momento in poi il proliferare di cori sul Vesuvio e sul sapone si sono susseguiti.

I numeri di questa stagione sono davvero impietosi. In 37 partite, ben 8 diverse tifoserie si sono prodotte in quello che è diventato uno sport nazionale: i sostenitori di Verona, Lazio, Roma, Inter, Juventus, Torino, Milan e Sampdoria nell’ordine, si sono sfidati a cantare cori offensivi di chiarissima matrice territoriale.

Ad oggi le pene comminate dal Giudice Sportivo ai club ammontano ad un totale di 595.500 euro di cui 162.000 per sanzionare i cantori dell’odio. Una percentuale pari al 27,20% del totale. Oltre una punizione su quattro riguarda un tema di cui nessuno parla, se non a Napoli.

Le pene più severe irrogate ai club hanno colpito il Verona e l’Inter (sanzionati due volte per il medesimo comportamento) con ammende complessive di 45.000 euro per gli scaligeri e 27.000 per i neroazzurri. La Roma  e la Sampdoria hanno pagato per 20.000 euro mentre tutte le altre con appena 10.000 euro.

Di contro le società in generale più multate della Serie A sono Roma con 115.000 euro di multa e il Napoli con 89.500. Ai tifosi azzurri sono stati più volti contestati atti pericolosi e condotte violente come il lancio di bengala e petardi in direzione del settore ospite oppure sul terreno di gioco.

E se le ragioni che portano alle pene pecuniarie indicano che la via da percorrere è lunga e tortuosa, il protrarsi di certi atteggiamenti raccontano di un sistema gestito male che non si prodiga verso la strada del cambiamento. E fintanto se ne parlerà solo a Napoli e saranno, invece, ritenuti cori da stadio per il resto del Paese la sensazione di un perenne immobilismo e di una imperante ipocrisia resta molto forte. Lo stop di Giacomelli, quello di Irrati per i “buu” rivolti a Koulibaly nel febbraio 2016 sono gli ultimi atti di una sceneggiata recitata male.