Papa Leone XIV a Napoli, il discorso ai fedeli genera perplessità: tante preoccupazioni e poche soluzioni
Mag 12, 2026 - Chiara Villani
Papa Leone a Pompei e Napoli
Tanto entusiasmo a Napoli per la visita di Leone XIV, il Papa è intervenuto con un discorso a Piazza del Plebiscito davanti a decine di migliaia di fedeli ma non va mai oltre qualche raccomandazione al bene e alla giustizia lasciando alcune perplessità.
Il discorso di anniversario per Leone XIV a Napoli
A un anno dalla sua elezione Papa Leone XIV fa visita a Napoli e interviene con un discorso davanti la Basilica di San Francesco di Paola in cui sottolinea l’importanza dei valori positivi in una città che vive di luci e ombre.
Un messaggio che, però, è facile possa scadere in un luogo comune. Al di là di raccomandazioni e spunti riflessivi l’intervento del pontefice resta irrisolto: se da una parte è vero che non è facile trovare una soluzione a problemi radicati, dall’altra parte non c’è un vero e proprio incoraggiamento a intervenire ma soltanto la constatazione di una nuda e cruda realtà. Sebbene sia difficile immaginare ampio margine di manovra da parte del pontefice durante la visita a Napoli, le modalità della sua visita generano dubbi sull’utilità e su un approccio focalizzato alla sola e unica celebrazione.
Il Santo Padre si addentra subito nella tematica della giustizia e della sopraffazione del bene sul male, un concetto su cui però non si sofferma e non approfondisce. Il rischio è di trovarsi davanti a un problema che viene solo denunciato ma non affrontato:
“Le voci di Napoli, perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto, in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure. Queste voci raccontano di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa. Voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero? Fratelli, sorelle, in questa città scorre un anelito di vita, di giustizia e di bene che non può essere sopraffatto dal male, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione. Per questo è necessario che – non da soli, ma insieme – ci domandiamo: che cosa conta davvero?”.
Tanti gli interrogativi, troppe le domande senza risposta per un intervento che doveva essere volto alla celebrazione del positivo e alla tangibilità di soluzioni che devono trovare un minimo comune denominatore dei fatti alle parole.
Turismo e sviluppo: il rovescio della medaglia per Napoli
Il turismo, incrementato a dismisura nella città partenopea, è un tema che va di pari passo con un’economia ma che vive uno sviluppo esclusivamente di parte e concentrato soltanto per una fetta di ceti sociali:
“Che cosa è necessario e importante per riprendere il cammino nello slancio dell’impegno invece che nella stanchezza del disinteresse, nel coraggio del bene invece che nella paura del male, nella cura delle ferite invece che nell’indifferenza? Napoli vive oggi un drammatico paradosso: alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale. La città rimane ancora segnata da un divario sociale che non separa più il centro dalle periferie, ma è addirittura marcato all’interno di ogni area, con periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico”.
Il divario tra le varie classi aumenta vertiginosamente e non accenna a fermarsi, e questo è un dato di fatto. Anche in questo caso il pontefice si limita ad elencare le problematiche che affliggono la città ma non si spinge mai oltre i dati di fatto e qualche incoraggiamento:
“In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone.
Dinanzi a queste realtà, che talvolta assumono dimensioni preoccupanti, la presenza e l’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata. In questo contesto, sono tanti i napoletani che coltivano il desiderio di una città riscattata dal male e guarita dalle sue ferite”.
La cultura e l’accoglienza come soluzione per combattere il divario
Infine, il pontefice americano tira la linea concludendo l’ultima parte del suo intervento sul tema della cultura come soluzione diretta per combattere l’ingiustizia che vive Napoli tutti i giorni e una pace che si può ottenere tramite l’aiuto e la collaborazione reciproca:
“Desidero poi ricordare il cammino intrapreso, da parte di questa città, per riscoprire la propria vocazione millenaria: essere ponte naturale tra le sponde del Mediterraneo. Napoli non deve restare una semplice “cartolina” per i visitatori, ma deve diventare un cantiere aperto, dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone. La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia. Sappiamo, infatti, che non esiste pace senza giustizia, e che la giustizia, per essere autentica, non può mai essere disgiunta dalla carità”.
Al di là degli elogi il Papa incita i fedeli ad assumersi la responsabilità di fare da collante, partendo dai migranti fino ad arrivare all’inserimento dei più giovani nella società attuale. Concetti che sulla carta risultano stimolanti ma che è difficile mettere in atto senza un cambio di rotta concreto e immediato da parte di tutti:
“Napoli continua a rivelare il suo cuore profondo nell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati, vissuta non come emergenza ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco. Fratelli e sorelle, Napoli ha bisogno di questo sussulto, di questa dirompente energia del bene, del coraggio evangelico che ci rende capaci di rinnovare ogni cosa. Che sia un impegno di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme! Fatelo specialmente con i giovani, che non sono soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento. Si tratta non solo di coinvolgerli, ma di riconoscere loro spazio, fiducia e responsabilità, perché possano contribuire in modo creativo alla costruzione del bene”.
Resta da chiedersi se l’intervento di Leone XIV possa essere utile nel concreto agli occhi degli spettatori, presenti in piazza e non. Il risultato maggiormente prevedibile non prevede alcun cambio di rotta ma una insana consapevolezza di quanto male ci circonda.
