Malagò: “Cori razzisti? Il Napoli non decide nulla. L’arbitro sospende la gara”

Un problema radicato ormai da decenni ma che sembra essersi trasformato in un vero e proprio caso nazionale, dopo il match tra Inter-Napoli nel giorno di Santo Stefano. Ovviamente parliamo dei cori razzisti, e in particolare di quei vergognosi “buu” rivolti a Koulibaly da migliaia di tifosi presenti nella fredda sera del 26 dicembre al Meazza. La prima domanda che tutti si sono posti è stata quella sul “perché” la partita non sia stata sospesa, data l’insistenza del “canto”. Un evento che ha aperto tante diatribe e che soprattutto ha acceso una spia sulla necessità di riuscire a definire bene chi ha il dovere di sospendere la partita, insomma chi ha la capacità decisionale. Un’idea che sembra chiara ancora a pochi: sembrerebbe che questo compito se lo palleggino ancora l’arbitro e il delegato della sicurezza.

Secondo il presidente Coni Giovanni Malagò, le responsabilità ricadono ancora sull’arbitro, anche se il regolamento sembrerebbe dire altro: “Ci sono delle regole da rispettare, regole poste da organismi nazionali e internazionali. Quindi non è questione di dire se il Napoli può o non può decidere di sospendere le partite in caso del perpetrarsi di cori razzisti. È l’arbitro che decide che cosa si debba fare”.

È doveroso preò precisare una cosa nei confronti di Malagò: il Napoli non ha mai detto che può sospendere le partite. Ha detto che potrebbe uscire dal campo, a costo di perdere a tavolino, che è cosa totalmente diversa.

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