I tifosi e la maglia di Callejon: il motivo del gran rifiuto

Frosinone-Napoli verrà ricordata non per la bellissima vittoria degli azzurri, che hanno asfaltato in casa il Frosinone per un 2 a 0 firmato da Mertens e da Younes, ma per un gesto discutibile e deplorevole: la restituzione della maglia di Callejon allo stesso giocatore.

Infatti l’esterno azzurro al termine della gara si era avvicinato al settore ospiti dove erano presenti i supporters azzurri e come spesso succede, aveva lanciato la maglia verso la sua tifoseria. Ma chi ha ricevuto questo immenso dono, ha ben pensato di restituire il regalo al mittente, gridando “meritiamo di più”. Un gesto che non ha unito i sostenitori del Napoli, così che tantissimi hanno da subito esternato il loro disaccordo verso chi ha compiuto questo gesto più di mera ripicca, palesando, invece, appoggio e sostegno sia verso il calciatore che verso la squadra.

Una giornata calcistica segnata da due importanti traguardi, sia la sicurezza della Champions blindata grazie ad un secondo posto ormai certo e lontanissimo dalle insidie nerazzurre e sia dal record di 81 gol in maglia azzurra eguagliato da Mertens che si accosta a uno dei più grandi giocatori al mondo, Diego Armando Maradona, tutto sminuito da un solo gesto decisamente vergognoso.

Una solo “desiderio” univa probabilmente tutti i tifosi azzurri: con l’arrivo di Ancelotti ci si aspettava di più. E per “di più” si intende una sola cosa: lo scudetto. Che anche quest’anno non è arrivato in quanto il Napoli “in collaudo” non è riuscito ad esprimere al meglio una teoria di gioco che il mister ha cercato di imprimere ad una squadra che risente ancora del sarrismo. Un desiderio che poi si è ripiegato sull’Europa League, ma anche sul versante calcistico europeo non è andata bene, in quanto l’Arsenal si è rivelato il boia dell’ultimo sogno azzurro.

La delusione dei tifosi azzurri non è da condannare. Sperare, credere e sognare fanno parte della vita e del calcio. E’ normare volere il meglio per la propria squadra, in quanto è questo anche sinonimo di amore e sostegno. Ma arrivare da un estremo all’altro è a dir poco esagerato e inspiegabile.

Considerando un brevissimo arco temporale ci sono stati altri casi di “tifosi che hanno rifiutato la maglia di calciatori”. Emblematico quello successo ad Icardi nel 2015, quando dopo un’ ennesima prestazione scadente contro il Sassuolo, i tifosi in piena contestazione rilanciano il cimelio facendo esplodere di rabbia il capitano argentino. Oppure il caso di Donnarumma che nell’ultima partita dello scorso campionato ha subito la stessa cocente umiliazione.

Ma Callejon non si meritava questo gesto indecoroso. Un giocatore che c’ha sempre messo il cuore, in ogni gara. E che ieri ha festeggiato le 300 partite in maglia azzurra, regalando ai tifosi una delle migliori prestazioni mai viste, leggermente rovinata da quel pizzico di sfortuna che non gli ha regalato la gioia del goal nonostante le tante occasioni avute. Una contestazione verso la società, chiara anche dallo striscione apparso in  questi giorni a Piazza Plebiscito, che è stata riversata su uno degli uomini più veri nella squadra azzurra.

Infatti se si vuole mettere a paragone i casi di Icardi, Donnarumma e Callejon, vittime dello stesso male, le situazioni appaiono leggermente diverse. Nei primi due casi oltre ad un “malumore” verso la società i tifosi erano in piena contestazione anche verso ai due giocatori: Icardi per le sue parole di troppo sia scritte nella sua autobiografia che per la sua perenne indecisione se continuare il suo percorso calcistico all’Inter e Donnarumma per “aver giocato” con il suo talento, creando un forte stato di ansia nei tifosi convinti che il portiere sarebbe partito verso altre mete e alla fine, dopo un tira e molla con la società, decise di restare al Milan, ma rendendo davvero pochissimo a livello di prestazione nello scorso campionato.

Ma Callejon? Che cosa c’è da recriminare al giocatore. Praticamente niente. Correttissimo sempre, dentro e fuori dal campo. E’ stato solo la vittima sacrificale di un malumore verso una società che non  ha mantenuto le promesse fatte. Ma si sa che nel calcio la “palla e tonda”, gli obiettivi si devono prefissare, ma non sempre si possono raggiungere. E’ solo il primo anno di Ancelotti, non serve a niente questo atteggiamento critico e accusatorio di alcuni tifosi. Le cose non sono andate come tutti ci aspettavamo, è vero anzi verissimo. Ma il calcio è come la vita, bisogna imparare dagli errori per tarare il tiro e ripartire più forti di prima.

 

 

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