Il peperone imbottito di Mimì alla Ferrovia, in giro per il mondo

 

peperone imbottito

La cucina partenopea, è innegabilmente una delle più buone in assoluto. Le pietanze nate all’ombra del Vesuvio rappresentano la stragrande maggioranza dei piatti succulenti e appetitosi che lasciano a chiunque abbia la fortuna di assaggiarli, la voglia di gustarli tante volte ancora.

Provate a pensare cosa significhi per un turista, assaggiare tali prelibatezze e non poterle portare nel proprio paese, per poter condividere con amici e parenti la gioia del palato che ha sposato a Napoli, sicuramente una sensazione terribile, e così c’è chi ha pensato di trasformare alcuni piatti della propria cucina, in prodotti da vendere ai vari appassionati di piatti napoletani.

A dare il via a questa pratica, è stato il noto ristorante “Mimì alla Ferrovia”, sito appunto in piazza Garibaldi, non lontano dalla stazione centrale di Napoli. Famoso per aver accolto alla propria tavola i più svariati artisti e vip, Mimì alla Ferrovia vanta una cucina gustosa e prelibata, difficile da dimenticare, un must è il classico peperone imbottito, a Napoli chiamato ‘o puparuol ‘mbuttunat, quello di Mimì una volta assaggiato, resterà per sempre nei migliori ricordi di tutti. E’ proprio ‘o puparuol a prendere il volo, insieme alla mitica parmigiana di melanzane e il sartù di riso, che posti in apposite confezioni, già da diverso tempo sono servite all’aeroporto di Capodichino, nel punto Dubl dell’azienda vinicola Feudi di San Gregorio, un progetto che Mimì in collaborazione con lo chef Nino Di Costanzo, è riuscito a mettere a segno.

Come riportato però dall’edizione online del Corriere del Mezzogiorno, la novità è un’altra, sembra infatti che il famoso peperone imbottito che porta la firma di Mimì e dello chef Di Costanzo sbarcherà oltreoceano, insieme alla parmigiana e al sartù di riso e alle versioni vegetariane che non si discostano dalla tradizione. Dodici minuti in forno e anche meno nel caso del microonde, per cuocere la prelibatezza nostrana in giro per il mondo.

Le confezioni di 210 e 420 grammi, sono prodotte in un laboratori di via Arenaccia, ma al titolare del ristorante Michele Giugliano, è già stata inviata la proposta di trasferire l’attività, all’interno del carcere di Nisida. La decisione non è stata ancora presa, ma non ci sarebbe da stupirsi se un domani si sentisse parlare di “peperone solidale”, un modo per aiutare i ragazzi del carcere ha ritrovare la giusta via, innamorandosi della cucina partenopea.