La fontana della Marinella, da opera d’arte a rifugio per tossici

eroinomani

La fontana della Marinella si erge in via Marina, a Napoli, da oltre due secoli. Nel 1781 un devastante incendio distrutte tutte le baracche che occupavano Piazza del Mercato, così Re Ferdinando IV ordinò all’architetto ed incisore messinese Francesco Sicuro di dare una nuova sistemazione artistica ed architettonica alla piazza e alla zona circostante. La fontana della Marinella divenne quindi un baluardo di questo rinnovamento, il simbolo dell’impresa di Sicuro.

Oggi, però, la fontana ha assunto un nuovo nome e un nuovo scopo:“‘a funtana d”o buco”. In genere i napoletani sono soliti affibbiare nomignoli scherzosi a zone e opere, ma questo di simpatico non ha nulla. L’opera attualmente offre un rifugio a tutti i tossici della zona che vanno li per bucarsi e gettare la propria vita. Sono più di 150 al giorno le persone che “visitano” la fontana con questo unico scopo, sono specialmente eroinomani che all’ombra della pietra si iniettano le terribili siringhe.

L’intera zona è degradata e lasciata all’incuria dei tossici: del resto nessuno visiterebbe mai un luogo con questa malfamata nomea. Così quello che doveva diventare il fiore all’occhiello della rinascita di piazza Mercato è il simbolo del disinteresse, del degrado umano e cittadino, della bassezza culturale e sociale di chi la vede solo come “‘a funtana d”o buco”.

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