Una targa per i martiri del ’99, morti per liberare Napoli e i suoi cittadini

Pimentel Fonseca

A 216 anni dall’esecuzione capitale degli otto patrioti giacobini, domani 20 agosto alle ore 12.00, in Piazza del Carmine sarà commemorata l’uccisione dei martiri del 1799, tra cui Eleonora Pimentel Fonseca e Gennaro Serra di Cassano. A dare la notizia è Il Corriere del Mezzogiorno.

L’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici collocheranno una nuova targa commemorativa presso l’entrata della Basilica del Carmine e del sacello marmoreo che sigilla la fossa comune dove furono gettate le salme. “Si pone così rimedio ad una situazione deplorevole – commenta l’assessore Nino Daniele – e si testimonia l’enorme importanza per la storia europea ed universale di quel luogo“.

Impiccati nella vicina piazza del Mercato dopo la sconfitta militare della Repubblica Napoletana, i martiri difendevano Libertà, Eguaglianza e Fratellanza e Diritti dell’Uomo e ci vorrà un secolo e mezzo per vedere una Costituzione Repubblicana fondata su questi principi, quella della Repubblica Italiana del 1948. I repubblicani erano perlopiù intellettuali illuminati, borghesi e nobili ma non riuscirono, nei pochi mesi di governo, a portare dalla propria parte la maggior parte del popolo, che soffriva la povertà subentrata alla fuga del re, che si è portato con sè  ogni avere e ogni tesoro. Alla Repubblica partecipò una donna impavida e determinata, Eleonora Pimentel de Fonseca che dirigeva un giornale partenopeo, il Monitore Napoletano, sul modello del Moniteur francese. Marchesa di origine portoghesi ottenne da re Ferdinando IV tutte le prerogative della nobiltà, ma con il Monitore ella si attirò tutto l’odio e le ire del re e di sua moglie Maria Carolina di Borbone che ne ordineranno non solo l’esecuzione capitale, ma per impiccagione invece della decapitazione che era prerogativa dei nobili.

Molti nobili napoletani partecipano alla Repubblica insieme a borghesi, avvocati, giuristi, medici, letterati e molti di loro erano disposti a rinunciare ai privilegi della nobiltà per sostenere le idee liberali. Nelle famiglie nobili si crearono delle discrepanze acute tra i membri delle stesse schierati con i Borbone o, generalmente i più giovani, con la Repubblica.

Era da tempo che i cittadini chiedevano un riconoscimento ufficiale ed una commemorazione di questi martiri morti per la Libertà ed Uguaglianza uccisi dal carnefice Borbone. Petizioni, firme, richieste on line per tutelare la nostra memoria storica, ma altrettante critiche sono piovute contro di loro: “Nel fango devono rimanere perché sono stati i traditori del nostro amato sovrano. Viva o re!” (da Nuovo Monitore Napoletano).

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