La lettera del Console che sta facendo il giro del Web: “Napoli è una città che incanta”

Beenzo - Vamos a danzar. Da Parigi contro sputtanapoli

Dopo tre anni di permanenza in città Christian Thimonier, Console generale di Francia e direttore del Grenoble, lascia Napoli con una nota di malinconia per un addio forzato a questa città, che ha imparato ad apprezzare prima e ad amare poi.

Giunto al termine del suo mandato il console ha voluto lasciare l’ennesimo attestato di stima a questa Napoli complicata e bellissima, che a volte può diventare spietata e grottesca, altre volte straordinaria e bellissima. Una lunga lettera d’amore tradotta da Sylviane Tulimiero e integralmente pubblicata da Ilmattino.it, che esprime con forza l’amore incondizionato che Thimonier ha imparato a nutrire per la città e la sua gente.

«Si piange due volte quando si viene a Napoli: quando si arriva e quando si va via». Dopo avervi trascorso tre anni in qualità di Console generale di Francia e direttore del Grenoble, spero di riuscire a smentire questo adagio, tanto più che il clima può essere tanto umido che Napoli non ha bisogno di pianti bensì di essere amata, compresa e ancor prima di tutto necessita di azioni.

Per quanto riguarda essere amata, il mio colpo di fulmine risale al periodo della crisi dei rifiuti, quando sono arrivato da turista per la prima volta nel 2010: ciò per dire quanto il mio amore sia incondizionato, perché quel momento mi ha permesso di scoprirne contemporaneamente la buona e la cattiva sorte. Mi ero ripromesso di ritornarci per scovare il mistero di questo fascino contraddittorio. Avevo amato e continuavo a scoprire ogni giorno il modo inimitabile, disinvolto e intimo dei Napoletani di animare (vivere) la loro città e la loro storia»

Questo l’inizio di uno straordinario messaggio d’amore che colpisce al cuore per l’intensità e l’affetto dimostrato ad una realtà a vole difficile da comprendere per chi, in questa realtà, non ci è nato e cresciuto.

«Per il resto, durante questi tre anni, tra via Crispi e il mio trespolo di Monte di Dio, ho potuto condividere incanti e furori dei Napoletani contro la loro città… e i suoi stessi abitanti.Il patrimonio incommensurabile di Napoli, materiale ed immateriale, continua ad incantarmi».

Ma nelle parole del console si trova spazio non solo per gli elogi, ma anche per una serie di proposte istituzionali volte a valorizzare lo straordinario patrimonio artistico-culturale napoletano.

«Lasciando Napoli mi sembra che si sia acutizzata la presa di coscienza dello spreco del tempo e che la necessità di un’apertura internazionale ancora più forte si stia pian piano affermando sul mondo chiuso degli interessi particolari. In tal senso la nomina di un nostro compatriota, Sylvain Bellenger, al Museo di Capodimonte o il coinvolgimento del Centro Archeologico «Jean Bérard» nei progetti di valorizzazione di Pompei, tanti segnali di una nuova era che mi sembrano sorgere con delle possibilità di cooperazioni per Napoli e la sua regione. La mostra dedicata a Murat, re di Napoli, a Palazzo Reale ha dimostrato la capacità di mobilitazione dei responsabili culturali locali con mezzi limitati ma con una passione tale da sconfiggere ogni ostacolo.Coniughiamo perciò i talenti napoletani e francesi, come Napoli con Joachim Napoleone».

Ed infine una chiusa che commuoverebbe e riempirebbe di orgoglio ogni cittadino realmente innamorato della propria città!

«Ieri il mio vicino di casa mi ha chiesto cosa avrei portato via da Napoli. Non ho saputo cosa rispondere in quel momento. La mia risposta oggi è: Napoli è una lezione permanente di tenacia, di umanità e di volontà di vivere, che non si deve tralasciare per la nostra Europa dal difficile divenire. Lascio Napoli senza piangere ma con la speranza di tornarci per amarla meglio ancora, con meno lacrime ma sempre con l’incanto di Partenope.»

 

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