Rosy Bindi: “La camorra è nel DNA di Napoli”. Ma lei smentisce

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Basta poco e per cadere nell’insostenibile cliché del napoletano criminale e camorrista. In tanti hanno commesso l’errore di accostare, come fosse un destino ineluttabile, questi due elementi ai cittadini partenopei, oramai marchiati a fuoco non solo dall’opinione pubblica e dai media, ma anche dai politici. A fare questa volta del nostro popolo un “popolo senza scampo” , il presidente della commissione antimafia Rosy Bindi che ieri, al termine delle audizioni della missione iniziata a seguito dell’omicidio di Genny Cesarano, avrebbe parlato della camorra come “elemento costitutivo della società, della città, della Regione“.

Insomma, come a dire che l’identità de napoletani poggia su un dato incontrovertibile derivante da anni di storia sbagliata che ci rende, chi più chi meno, dei criminali incalliti!  Una lunga polemica si è scatenata a seguito di questa inaccettabile dichiarazione. Numerose le risposte di indignazione, in prima linea quella dell sindaco De Magistris  che ha voluto invece sottolineare quanto i napoletani siano in realtà stufi delle azioni criminali e per questa ragione pronti a ribellarsi e a lottare!

Puntuale come un orologio arriva però la rettifica della Bindi. “Se qualcuno si è offeso, non posso chiedere scusa perché le mie parole sono queste. Non ho mai parlato di dna, ho parlato di camorra come elemento costitutivo della società e della storia” ribadisce “Non mi offendo a dire che sono italiana e in Italia c’è un dato costitutivo costituito dalle mafie. Napoli ha tantissimi elementi costitutivi, ha ragione il sindaco, come ne ha l’Italia. Ma hanno anche la camorra e le mafie. Se neghiamo il dato costitutivo, loro vinceranno. Ma per fortuna, oggi tra gli elementi costitutivi c’è anche l’antimafia“.

Nonostante abbia provato a spiegare l’intento della sua frase, ai nostri occhi il concetto appare ugualmente fuori luogo e un tantino superficiale, soprattutto perché una simile frase (che nasconde evidenti preconcetti) è stata pronunciata non da uno qualunque, dall’uomo della strada, bensì dal presidente della commissione antimafia in persona.

 

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