Bene della camorra dato ai bambini: ecco “La casa di Alice”

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Napoli – Domani, martedì 22 settembre, in via Marcello Candia 51, traversa di via Terracina a Fuorigrotta, si inaugura “La Casa di Alice”: una casa-accoglienza, gestita dall’Associazione Carmine Gallo Onlus, che ospiterà tutte le famiglie dei bambini in terapia, per problemi oncoematologici, presso alcuni presidi ospedalieri della città, tra cui il Pausilipon, il quale dista solo 7 km dalla struttura.

“Alice” prende casa in uno degli edifici confiscati alla criminalità organizzata: in nome della legge n.109/96, sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, il Comune di Napoli ha concesso a titolo gratuito tale spazio all’Associazione Carmine Gallo Onlus; all’evento inaugurale sarà presente il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e la madrina d’eccezione Lorella Cuccarini, poiché il progetto in questione rientra nelle iniziative che Trenta Ore per la Vita ha promosso su scala nazionale.

“L’obiettivo di questo progetto è quello di offrire una casa nei periodi di trattamento clinico ai bambini e alle loro famiglie, dove ognuno possa avere uno spazio autonomo dedicato e anche poter decidere, allo stesso tempo, di condividere un luogo di incontro con altre famiglie per favorire il sostegno emotivo. Si vuole ridurre lo stress dei continui spostamenti casa/ospedale durante i trattamenti, soprattutto quando la residenza abituale è molto distante, favorire il clima familiare, utile al bambino durante il trattamento clinico, migliorando l’intimità e la privacy, sostenere nel contempo le famiglie in momenti di scambio e di mutuo aiuto”, ha dichiarato Enzo Gallo presidente dell’associazione.

Sono sempre più numerosi i “beni” delle mafie che vengono dati in affidamento ad associazioni o enti, i quali si occupano del loro ri-uso sociale, ma ancora molti sono “gli spazi” inutilizzati.

La Legge 109/96 dà inizio a nuove ed importanti dinamiche circa il contrasto alle mafie e la ri-appropriazione dei patrimoni collettivi; l’intervento statale non si è più limitato solo ad un’ azione repressiva nei confronti della criminalità organizzata, ma ha permesso alla società tutta, “civicamente” intesa, un uso produttivo di ricchezze illecitamente accumulate. Tale percorso dovrà solo intensificarsi di “fatti” sani e concreti, i quali, assieme alla presa di coscienza comunitaria, rappresentano le indispensabili armi per combattere le “cosche”.

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