L’attacco ingiusto: “I napoletani stanno con i delinquenti”

i napoletani stanno con i delinquenti

Sta facendo il giro del web un post, condiviso, nel momento in cui scriviamo, da più di 20mila persone in poche ore. Nelle intenzioni è uno sfogo, ma spesso un vero e proprio atto di accusa nei confronti del popolo napoletano, il quale sarebbe colpevole di dare il proprio appoggio ai criminali e tacere quando a essere vittima è un uomo dello stato colpito mentre fa il proprio dovere. Un post dove, a ben guardare, sono contenute diverse gravi imprecisioni che a causa della diffusione che stanno avendo riteniamo opportuno correggere, in modo da evitare, per quanto possibile, la diffusione di notizie errate, fuorvianti e lesive della dignità delle persone cui fa riferimento.

Questa merda (l’autore del post si riferisce a Lello Rende, accusato di aver sparato al poliziotto Nicola Barbato, ndr) ha sparato a sangue freddo un colpo di pistola alla testa di un mio collega.
Dove sono adesso le sommosse popolari?
Dove sono i disordini e le rivolte e le proteste?
Come mai non vedo forconi e forche fuori della questura di Napoli?
Nessuno adesso chiede a gran voce la testa del balordo assassino?
Così come chiedeva la testa del carabiniere che uccise il giovane latitante fuggitivo?
È questa la cultura del popolo napoletano?
Si schiera a difesa di un delinquente abituale morto ammazzato mentre scappa perché ricercato ma non spende una parola per un poliziotto quasi giustiziato alle spalle da un finto camorrista?
E la stampa?
Come mai non ne parla ovunque, condannando il colpevole e crocifiggendolo ancor prima del vero processo come fu all’epoca col carabiniere messo al patibolo?
È questo il popolo per cui il sottoscritto e quelli che fanno il suo stesso lavoro devono continuare a rischiare la pelle?

Condividetelo questo post per favore. Ed invitate gli altri a farlo.

Ciò che salta subito all’occhio è il riferimento alla questione dell’uccisione, da parte di un carabiniere, del giovane Davide Bifolco, descritto nel post in questione come “delinquente abituale” e “giovane latitante”, omicidio che avrebbe causato la rivolta dei napoletani contro il carabiniere. Davide Bifolco, in realtà, non era né delinquente abituale né latitante, ma era incensurato e non imputato in alcun processo, dunque, per forza di cose, non poteva essere un latitante poiché tale qualifica appartiene a chi è imputato e non si presenta al processo, oppure a chi è condannato o sottoposto a misure restrittive della libertà personale e sfugge alla cattura. Se Davide Bifolco non era né delinquente né latitante, il popolo napoletano non ha difeso un criminale e, si deduce, l’affermazione della persona del post non è diffamatoria soltanto nei confronti di Davide, ma anche dannosa per l’immagine dei cittadini napoletani, accusati ingiustamente di essere dalla parte di un delinquente.

L’autore del post ignora poi la manifestazione di solidarietà della gente a Nicola Barbato, avvenuta in via Medina a Napoli (nei pressi della questura) nella mattinata di sabato 26 Settembre e coordinata dalla FAI, Federazione Antiracket Italiana. Si è trattato di una catena umana alla quale hanno aderito anche i sindacati, circa 150 commercianti della zona e persone comuni, tutti uniti per dare solidarietà all’agente gravemente ferito mentre faceva il suo lavoro, ossia proteggere i cittadini. Probabilmente ignora anche i cortei contro la camorra al Rione Sanità, a Forcella e a Soccavo/Rione Traiano, zone dove nelle settimane appena passate si sono verificati episodi di sparatorie riconducibili alla criminalità organizzata.

I colleghi di Barbato, poco dopo la sparatoria, avevano messo in rete la foto di Lello Rende, colui che avrebbe sparato all’agente colpendogli la giugulare (e non colpendolo alla testa, come erroneamente scritto nel post, traendo in inganno coloro che non conoscono nulla della vicenda e che potrebbero essere portati a pensare che il poliziotto sia morto). La foto è stata prontamente ripresa dalla stampa e da semplici pagine Facebook, venendo condivisa da decine di migliaia di persone affinché Rende fosse facilmente identificabile: da questo punto di vista il popolo napoletano, lungi dall’essere omertoso e dalla parte di chi delinque come descritto, ha dato il proprio appoggio e ha creato un vero e proprio caso, tanto è vero che Lello Rende è stato presto catturato e portato in carcere. Più di questo la gente non poteva fare, non poteva certamente ammazzare Lello Rende: queste sono scene che si potevano vedere nel Medioevo. La giustizia farà il suo corso, e darà giustizia a un uomo di giustizia quale è Nicola Barbato. Sabato sera i calciatori del Napoli sono entrati in campo con lo striscione “Forza Nicola”, tra gli applausi delle decine di migliaia di napoletani presenti sugli spalti.

Tornando alla questione Davide Bifolco, fa bene ricordare che le varie manifestazioni svoltesi in quell’occasione nascevano come risposta ai Media, soprattutto nazionali, che attraverso puntate speciali e servizi di dubbia onestà non soltanto raccontavano una versione manipolata dei fatti, ma contribuivano a dipingere un’immagine diffamatoria di Davide Bifolco. Manifestazioni giustissime e sacrosante perché quella cattiva informazione, come si nota nel caso in esame in questa sede, ha creato nell’opinione pubblica la convinzione che Davide, un ragazzino con la fedina pedale pulita, fosse un criminale, e che i napoletani fossero contro lo Stato in favore di un criminale. È curioso poi inneggiare alle esecuzioni popolari e, nello stesso tempo, ricordare l’esistenza del diritto a un giusto processo.

Nel frattempo, come premesso, migliaia e migliaia di persone stanno diffondendo nella Rete informazioni false e diffamatorie e a farne le spese sono ancora i napoletani, oltre che un ragazzino morto ammazzato. Forse si poteva manifestare la propria rabbia e la propria solidarietà in modo differente, senza dire falsità e senza ledere l’onore di nessuno, anche perché in tal modo si reca un danno al proprio scopo: le bugie, gli attacchi ingiusti, indeboliscono la manifestazione di solidarietà, la rendono inutile, la ridicolizzano. È ridicolo chiedere giustizia urlando ingiustizie. A Nicola farebbe piacere? Ci permettiamo di dubitarne.

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