‘O pisciavinnolo, l’anima dei vicoli di Napoli: scopriamo questo mestiere

pescivendolo

Secondo la tradizione presepiale napoletana “‘o pisciavinnolo” (il pescivendolo), è un “pastore” (inteso come componente, appunto, del Presepe) essenziale per la sacralità della raffigurazione: il pesce, nel simbolismo cristiano, raffigura da sempre Gesù. Per questo le figure che portano pesci nel presepe, il pescivendolo, appunto, ed il pescatore, rappresentano l’avvento di Cristo e la rinascita della vita in generale. Inoltre la statuina rappresenta anche il mese di dicembre, quando è più frenetica e necessaria l’attività dei pescivendoli data l’opulenza dei banchetti festivi a base di prodotti ittici.

Effettivamente, già a partire dalla fine di novembre, i vicoli ed i mercati di Napoli si illuminano anche fino a tarda notte con le luci delle bancarelle di questi venditori, da sempre a metà strada fra l’essere ambulanti o negozianti. I primi pescivendoli della storia non erano altro che pescatori che, dopo la battuta in mare, giravano per le strade vendendo i frutti del loro lavoro: solo alcuni potevano disporre di veri e propri banchi su cui mettere in mostra la merce. Una tradizione antica quanto è antica la storia dell’uomo, che affonda le radici nel momento in cui la nostra razza comprese i modi migliori di procurarsi cibo. Ancora oggi, come all’epoca dei Fenici o dei Greci, possiamo vedere girare per le strade di Napoli pescatori che, con grossi secchi, vendono quanto hanno ottenuto nel corso di una notte in mare.

Questi sono rimasugli di un’epoca passata, di un periodo in cui qualche urlo nei vicoli faceva affacciare casalinghe pronte a calare il “paniere” per fare la spesa. Ben più semplice, invece, è imbattersi nei banchi dei pescivendoli, anima indiscussa di un qualunque mercato napoletano. Sugli enormi recipienti di plastica, disposti in bella vista, possiamo trovare pesce di giornata, pesce “ancora vivo” e pesce un po’ troppo morto (…ma ben nascosto dal venditore). Nonostante quei prodotti raramente, ormai, vengano pescati dallo stesso pescivendolo, ma riforniti da altri pescatori o addirittura da grandi distribuzioni, alcune cose rimangono invariate da millenni di tradizione. Ancora i prodotti vengono costantemente bagnati con l’acqua di mare per essere mantenuti freschi durante il giorno tramite un secchio da collo stretto chiamato “Mummara”, ancora i venditori urlano le qualità della propria merce, esaltandone la freschezza per richiamare gli avventori. Persino i gesti, i modi di fare, le trattative per il prezzo sembrano attività ferme nel tempo, immobili, testimonianze di come, in certe zone del mondo, la storia si vive, respira ed assapora nella quotidianità di tradizioni eterne.

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