La nuova Funicolare del Vesuvio: un progetto forse scomodo a tanti

funicolare

Era il 1880 quando la Funicolare Vesuviana fu inaugurata ed aperta al pubblico. Per la prima volta in Italia e nel mondo, due vagoncini trasportarono diversi passeggeri lungo le pendici di un vulcano attivo. Un momento storico importantissimo, che rimarrà nella storia e nella memoria di tutti anche per la nota canzone napoletana “Funiculì – funicolà”, che venne commissionata a Lucio Denza proprio in occasione dell’inaugurazione della Funicolare.

Qualche anno dopo, la gestione della funicolare passò nelle mani della Thomas Cook Grup, azienda con la quale si segnò la fine dell’impianto. Dopo aver demolito i vecchi impianti, costruito una funicolare più funzionale, tutto venne continuamente distrutto dalle eruzioni che si susseguirono a partire dal 1906. Nel 1943 ciò che si era nuovamente creato subì danni irreparabili e fu così che, nel 1953, la funicolare venne sostituita da una seggiovia, che si rivelò essere un totale fallimento. Soltanto nel 1988 l’architetto Nicola Pagliara riuscì ad aggiudicarsi la gara per progettare una nuova funicolare per il Vesuvio. Durante i lavori tutto venne interrotto e ad oggi la funicolare vesuviana resta soltanto un progetto lasciato a metà.

Eppure chi riuscì a fermare il grande progetto della funicolare vesuviana, perfettamente legittimo, sapeva di assumersi una grave responsabilità e di bloccare la crescita dell’area. Grazie all’impianto, il turismo avrebbe sicuramente avuto una grande svolta, così come l’economia. Chi ha interrotto la sua realizzazione, lo ha fatto per sempre, riuscendo a portare via anche quel poco che era rimasto.

Le vetture che furono realizzate per il nuovo impianto vennero infatti conservate nel deposito dell’azienda Clp di Pollena Trocchia, la stazione monte in un deposito ad Avellino e i binari furono prestati all’Atan per la realizzazione di un’altra funicolare. Da quel momento non è chiaro cosa sia successo tra le mura di quei depositi, che molto probabilmente non conservano più nulla. Quelle carrozze dalla grande importanza storica potrebbero essere state demolite. Quei reperti che avrebbero potuto trovare un posto ed essere esposte al pubblico, proprio come nel Museo di Pietrarsa, dove al suo interno sono conservati treni e vagoni che hanno fatto la storia, sarebbero state smantellate per volere della Regione.

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