Inceneritore a Paestum: in pericolo i prodotti Dop. La protesta dei cittadini

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L’inceneritore da 8,3 milioni di euro sorgerà a sette chilometri dagli scavi di Paestum, patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’Unesco nel 1998.

Il premier Renzi e il presidente De Luca hanno dato il via libera alla costruzione dell’impianto in cui bruceranno i residui di polpa e noccioli delle olive. Ma i cittadini del Comitato Sorbella Sabatella non si fidano e temono che possa bruciare anche la frazione secca da rifiuto.

Sabato scorso tutti i sindaci della piana hanno organizzato una manifestazione: “Da dove prenderanno le 15mila tonnellate di materiale che deve essere bruciato ogni anno per mantenere in efficienza l’impianto?” si chiede Lucio Capo, direttore dell’Oasi dunale di Legambiente Torre di mare a Paestum, a Repubblica.it. “Vicino ci sono 10 caseifici che chiuderebbero, a 500 metri c’è una scuola. Chi ci assicura che non arriverà materiale da bruciare da fuori?“.

Senza dimenticare il rischio dell’emissione di cattivi odori e fumi della combustione che possono essere assolutamente dannosi per la conservazione degli stessi templi di Paestum. “Noi insieme a tutta una serie di altre iniziative di istituti, di uffici, cerchiamo di combattere contro la costruzione di un inceneritore a 4 chilometri dai templi di Paestum“, ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore 34enne del parco archeologico di Paestum.

I cittadini che vogliono sostenere questa causa, ha aggiunto Zuchtriegel, “Possono seguire la nostre iniziative, anche quelle del comitato che si è formato. Possono venire a Paestum, possono andare sulla nostra pagina Facebook Parco archeologico di Paestum, essere presenti in un modo o l’altro per manifestare la loro visione di questa situazione“.

In pericolo anche la produzione agricola della piana: “Così si distrugge la vocazione agricola del territorio con i suoi marchi Dop, come la mozzarella, e Igp, come il carciofo di Paestum – spiega Valentina Del Pizzo, responsabile beni culturali di Legambiente Campanial’impianto è nocivo per la comunità e dannoso per la conservazione dei templi di Paestum“.

Al premier Matteo Renzi in questo ore ha inviato una diffida il sindaco Pd di Capaccio, Italo Voza. «Non si permettano di muovere una carta. Ora la palla passa al presidente De Luca – spiega il sindaco – ma sono certo che il vicepresidente Fulvio Bonavitacola, che è anche assessore all’ambiente, abbia compreso dopo i nostri colloqui, di che pazzia stiamo parlando». La giunta comunale di Capaccio presenterà anche un ricorso al Tar del Lazio per impugnare la delibera del consiglio dei ministri, tramite lo studio legale Guarino di Roma.

La palla, ora, passa al governo e alle istituzioni. Sarebbe una beffa clamorosa rovinare, ancora una volta, le bellezze e i patrimoni della nostra terra.

Inceneritore Paestum

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