Monte di Procida: ecco come si sono evolute le case con le esigenze degli abitanti

monte di procidaI primi insediamenti rurali a Monte di Procida risalgono al XVII secolo, ovvero al periodo iniziale della colonizzazione da parte dei Procidani. Soltanto un secolo dopo c’è la presenza di una piccola comunità locale, ma comunque la maggioranza resta costituita dai pendolari tra l’isola e la città. Se durante il XIX secolo è possibile verificare un aumento della popolazione, è solo nel XX secolo, in seguito allo sviluppo di attività marittimo-mercantile, che si nota uno stabilirsi della popolazione locale.

Attraverso l’ osservazione dello spazio abitato è stato possibile fare un’analisi sincronica e diacronica della comunità. Con l’analisi sincronica è possibile stabilire una corrispondenza tra differenti categorie socio-professionali. Con l’analisi diacronica invece si verifica il percorso per cui la comunità si rappresenta e si riconosce in un certo uso e in una certa modificazione del suo spazio ambiente.

Ai nuclei insediativi a carattere rurale e originari del posto, andranno a sostituirsi, in tempi diversi e con esigenze diverse, abitazioni più compatte che seguono uno schema urbanistico e infrastrutturale. Alla monocellula  originaria e alla casa rurale a corte, si affianca successivamente l’abitazione urbana della residenza contadino-marinara e poi quella dell’insediamento marittimo.

I nuclei residenziali più rappresentativi sono: l’abitato originario alla via Torrione ed alla via Filomarino, residenza dei coloni pendolari, attualmente borgo pendolare; l’abitato rurale sito in via Principe di Piemonte e dell’entroterra collinare, residenza di una classe di contadini benestanti, e l’abitato marittimo-mercantile urbano della via Corricella, residenza di una piccola borghesia di marinai.

Le prime abitazioni di via Torrione e Via Filomarino riflettono anche sui nuclei insediativi originari dei primi gruppi di popolazioni, prima pendolari poi stabilmente residenti. Questo tipo di abitato fa parte di un periodo e di un contesto che si poggia su di un’economia rurale di sussistenza alla quale si affiancano forme precarie di lavoro marinaro-commerciale: la pesca individuale praticata sulle coste e la commercializzazione dei prodotti ittici. In questo contesto le abitazioni sono disposte a parete. La casa è ridotta ai minimi spazi di residenza e di lavoro, le qualità funzionali e formali sono invece povere e gli elementi stilisticamente caratterizzanti sono il tetto a cupola e la scala esterna. I rustici si riducono a porcili, pollai e sopratutto cellai adibiti a magazzini e cantine. Proprio il cellaio è una struttura edilizia tipica del territorio Montese, è quello che risalta di più con la sua copertura a botte. Rappresenta la primigenia struttura abitativa sino al secolo scorso, in cui oltre che essere usato come magazzino agricolo, veniva sfruttato come dimora di fortuna dei contadini Procidani nel caso in cui le condizioni atmosferiche non garantivano un rientro.

monumento-ai-caduti-okSe queste prime strutture erano costruite per momenti occasionali o temporanei, quelle che susseguono già sono più “urbanizzate” e quindi dedite ad un’eventuale residenza.  L’abitato rurale, che sarebbe una struttura più progredita rispetto a quella monocellulare, si sviluppa su più livelli ed è unificato da scale esterne. L’uso del piano terra è diversificato rispetto a quello superiore che invece è utilizzato per l’ abitazione, dunque composto da più locali e spesso fornita di una stanza per la tessitura della canapa e del lino. Il piano terra funziona da deposito agricolo e facilmente si può trovare un forno. Negli esempi patronali, il piano inferiore poteva essere anche una dimora per i braccianti o i coloni. La presenza di una corte interna, in senso spaziale o sociale, contribuiva in maniera significativa a definire i caratteri dell’abitato rurale, si tratta di un elemento tipologicamente rilevante.

Con l’abitato marittimo-mercantile si esprime la fase definitiva del processo di formazione sociale e culturale di nuclei sparsi di popolazioni contadina pendolare, in una comunità storica Montese ormai stabilmente insediata nel territorio, non risulta infatti legato al lavoro agricolo. Questo abitato urbano comincia a sorgere alla fine del XIX secolo sulla zona denominata “Le Case”, dove si addensa un’utenza piccolo borghese occupata nei settori della marineria e del commercio marittimo. La trasformazione dell’utenza da contadino a marittimo-mercantile, pare attivare nuove dinamiche sociali e nuovi codici d’interazione comunitario, non a caso, la struttura testimonia lo sviluppo di una nuova rete di relazioni stabili, intensive e integrate. Alle rudimentali dimore rurali si sostituiscono abitazioni più ampie e complesse nei caratteri formali. Alla diminuzione della superficie destinata alla coltivazione si va a sostituire quella destinata all’edificazione. L’edilizia si sviluppa generalmente su due livelli, unificata da scale esterne e intervallate da ballatoi o pianerottoli. Gli edifici affacciano direttamente a fronte stradale, privatizzando nell’uso questo spazio pubblico e collettivizzando le strutture di accesso alla residenza domestica.

L’ aspetto attuale del comparto residenziale marittimo riproduce la fase finale di sviluppo del nucleo contadino-marinaro e, nel frattempo, il momento iniziale della dinamica di accrescimento del centro marittimo-urbano. Con la casa urbana si nota così una riproposizione, in termini di crescita progressiva è un evidente percorso di un processo storico di sviluppo sociale e culturale, di trasformazione di rapporti produttivi e di un legame stabile, di un’identificazione con lo spazio sociale del territorio. In questo modo sia le qualità architettoniche che già si delineavano nella casa urbana, sia i caratteri spaziali complessivi dell’aggregato sembrano riprendere i moduli tipici della dimensione tradizionale delle abitazioni di Procida, i cui abitanti vennero a coltivare e poi ad abitare il territorio.

L’abitato contadino-marinaro e quello marittimo-mercantile dunque non si differenziano solo per quanto riguarda l’aspetto architettonico, ma anche sulla base di diverse esigenze economiche e culturali.

Fonte: Lello Mazzacane – La cultura del mare nell’Area Flegrea

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