Video. Sul Vesuvio, la guida: “C’è pace qui, è un gigante addormentato”

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“Nel mezzo di questo tranquillo paradiso giace una leggenda in attesa. Questa è la base del Vesuvio e la quieta ambientazione smentisce il passato turbolento dell’area. Mentre siamo all’interno della foresta di lecci e pini, è facile dimenticare che c’è un gigante che incombe laggiù”.
Karine Hagen, in un reportage inglese, comincia a cullare con la sua voce, raccontandoci una storia. La storia di quel “Gigante Addormentato“. Una storia così densa di emozione e di maestosità nei quattro minuti in cui viene narrata. Partendo dalle foreste che sembrano quasi avvolgere la montagna come le spire di un serpente attorno ad un albero e con il vento che accarezza le chiome maestose e luminose degli stessi, dove un tempo li tutto venne distrutto.

Il Vesuvio ha una lunga storia… Nel 79 d.C. le continue collisioni nelle profondità sotterranee delle placche Africane con L’Eurasia incattivirono questo gigante buono. Il getto si alzò per 28 Km di altezza, pieno di gas“. La Hagen sembra ammaliata dalla potenza che gli viene narrata da un esperto che nel corso dell’intervista spiega i dettagli conosciuti che avvennero quella notte, rompendo l’oscurità della notte. Il tutto è narrato sul punto più alto che è possibile raggiungere, rendendo la narrazione ancora più avvincente e facendola sembrare un racconto antico perduto nel corso dei secoli. Ascoltando il respiro del gigante assuefatto e avvertendo, al tempo stesso, tutta la sua maestosità.

Un romano conosciuto come Plinio, guardò l’eruzione con la sua flotta. La descrisse nel villaggio di Pompei ed Ercolano, fu il primo documentario che parlava di un’eruzione e per questo, noi, chiamiamo queste grandi esplosioni ‘ Eruzioni Plinarie ‘. ” Il tutto è avvolto dalla magnificenza della montagna, dai colori di quell’esplosione vulcanica, riuscendo a dare l’impressione di percepirne finanche gli odori di cenere e lava, dando sicuramente quella sensazione di densità distruttiva che scivolava con una strana dolcezza lungo quelle montagne, tanti anni fa.

“Attraverso i secoli, il Vesuvio è drammaticamente tornato in attività, per poi tornare rapidamente a dormire. Nel mezzo ha attirato i curiosi durante un lungo periodo di pace in cui potevano raggiungere la cima del Vesuvio che era facilmente esplorabile. Il cratere era diverso, non c’erano buchi. Era piatto e lo si poteva attraversare a piedi. Infine, questa possibilità non fu più possibile. L’ultima eruzione avvenne nel 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale. C’erano Americani e Inglesi e ci fu così tanta lava che le pietre caddero nella camera del magma che ebbe un collasso. L’eruzione è andata avanti per due intere settimane, è costata 88 aeroplani e numerosissime vite“.

Molti riferimenti vengono mostrati all’inizio del documentario, mostrando come la caldera del Vesuvio (ossia il cratere del Vulcano) abbia cambiato morfologia proprio durante l’esplosione di migliaia di anni fa, di come il vecchio gigante era davvero immenso, con una grandezza di oltre 2300 metri d’altezza, divenuto successivamente all’esplosione 1281 metri. Era molto molto molto più alto di adesso. 

Il Vesuvio è maggiormente ricordato per morte e distruzione, eppure una nota felice c’è, perché gioca un ruolo chiave in una delle canzoni più amate d’Italia, ma amata ancor più da chi mai l’aveva udita prima, ossia proprio Karine Hagen, il cui tono sembra piacevolmente vibrare quando parla della canzone intitolata Funiculì Funiculà che cominciano ad avvertirsi durante il filmato, regalataci tempo fa da quella leggenda che si chiamava Luciano Pavarotti. “Nel 1880, durante un periodo di calma, delle anime coraggiose decisero di mettere una funicolare lungo il lato del vulcano. Per celebrarla, crearono una canzone a tema:” Funiculì Funiculà”.

La funicolare, come ben sappiamo noi Partenopei, è sopravvissuta a ben due eruzioni, ma la terza è stata ad essa quella fatale, quella che ne portò la distruzione. La Canzone della funicolare fu, attraverso i tempi, una melodia che ispira e celebra l’idea che la vita va avanti, per usare le parole della stessa Hagen.

L’emozionatissimo documentario è della Viking Oceans Cruises.

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