Quando internet uccide: ecco alcuni consigli per non correre rischi sul web

644195_facebook-ragazzine-adescate

Internet è utile ed è un ottimo strumento di comunicazione, ma spesso uccide. Gli ultimi casi di cronaca lo confermano: mentre Tiziana, la giovane donna napoletana si toglieva la vita, una ragazzina di Rimini veniva stuprata da un ragazzo e filmata con uno smartphone da quelle che dovevano essere le sue amiche. Ma questi sono solo gli ultimi casi del cosiddetto cyberbullismo.

La vittima, quasi sempre è ignara del pericolo che sta correndo: sul web tutto è pubblico e tutto è condivisibile. Anche solo un post potrebbe diventare virale e un tormentone social, come è capitato alla giovane Tiziana. Usare internet è utile ma bisogna farlo nel modo corretto.

La polizia postale suggerisce di segnalare subito eventuali foto o video messi in rete. Ma esistono pochi accorgimenti utili per non correre rischi (come diffonde il Coisp Napoli):

– evitare di condividere sui social i volti, foto e video di minori (si diminuisce anche il rischio pedofilia);

– evitare la condivisione social o via chat di foto private ed intime (si evita il cyberbullismo ed le richieste di ricatto);

– evitare di stringere rapporti con identità non note (fake e profili falsi);

– evitare di divulgare informazioni sensibili, come posizione ecc… (si evitano persino ladri d’appartamento);

– ottimizzare i filtri famiglia se la rete è utilizzata da minori;

– non esagerare con la condivisione: leggere sempre prima di cliccare ed aprire post.

Talvolta può succedere di cadere comunque nella rete, allora la prima cosa da fare è non cedere al ricatto:

– Bloccare il truffatore su tutti i social tramite i quali vi ha contattato

– Segnalare il video a YouTube per nudità o contenuti osceni. YouTube non “incrimina” il protagonista del video ma chi lo ha diffuso. All’inizio le visualizzazioni sono basse ma in seguito il filmato potrebbe diventare virale.

– Ignorare qualsiasi mail di avvertimento o minaccia, qualsiasi sia il mittente.

– Contattare la polizia postale.

Potrebbe anche interessarti