Napoli, “funerale” al bar per l’amico morto: ultimo caffè intorno alla bara

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Sembrerà sacrilego, lo so. Appena ho visto questo siparietto sono rimasto anch’io basito: la salma dell’ amico portata in un bar di via dei Tribunali per l’ultimo saluto. Ma in che mondo siamo? Questi sono pazzi! Poi ci rifletti un attimo e capisci che è pura poesia, un colpo di genio tipicamente partenopeo.
Esorcizzare la morte con un rituale – quello del caffè preso al bancone in tazza bollente – che in fondo è una quotidiana celebrazione della vita.
#Riscetamento e…#Resurrezione

Avete letto non bene, ma benissimo: una salma portata in un bar di Napoli per dare l’estremo saluto all’amico morto, lì, in prossimità di quel bancone che chissà quante chiacchiere e risate potrebbe raccontare, se solo potesse parlare.

A scrivere la riflessione è stato Francesco Andoli, uno dei massimi esperti sul culto di San Gennaro e tra i promotori di Giù le Mani da San Gennaro, la manifestazione organizzata qualche mese fa per la difesa della laicità della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro. Alla vista del post, troppo strano per essere vero e, allo stesso tempo, troppo napoletano per non esserlo, ho deciso che si doveva cercare di approfondire per quanto possibile la faccenda.

Il bar in questione è il Bruno’s Food Drink & Coffee, si trova in via dei Tribunali nel centro storico di Napoli. Il titolare, Vincenzo, ha raccontato che questo gruppo di persone si è fermato all’esterno del locale ed ha chiesto di entrare per prendere un caffè, portando la bara all’interno, una richiesta che ha lasciato tutti senza parole ma che è stata accordata. È stata anche recitata una preghiera. All’interno c’era davvero un cadavere? Non lo può confermare, ma aggiunge che non crede si tratti di uno scherzo. D’altra parte quando si ha a che fare con i napoletani tutto può essere, anche che si tratti di una trovata geniale.

Ragioniamo come se fosse tutto vero, quindi, come sembra al momento che sia. Ad un primo impatto si resta totalmente spiazzati, si vuole credere che sia stato solamente uno scherzo, che il pollice alzato e quegli ampi sorrisi (i volti oscurati per motivi di privacy) immortalati in uno scatto fotografico siano assolutamente fuori luogo e privi di buon gusto: ebbene, è una reazione normale e lecita, tuttavia se si prova ad immergersi in quell’atmosfera e a riflettere sul rapporto peculiarissimo che intercorre, da sempre, tra Napoli ed il tema della morte, quella situazione diventa tutt’altro che paradossale.

I morti, a Napoli, non ci abbandonano mai. La loro presenza continua ad essere avvertita dai cari, certe volte proprio distintamente secondo quando viene raccontato dai napoletani stessi. La sensazione, o la semplice illusione, che colui che abbiamo amato in vita sia vicino a proteggere ogni passo, ogni scelta, a condividere gioie e dolori così come quand’era in vita, è diffusissima tra i partenopei. Il culto dei morti, delle anime pezzentelle, de ll’aneme d”o priatorio (Purgatorio) sono solo alcune delle esplicazioni di questo rapporto tra napoletani e morte.

Una pagliacciata? No, qualcosa di estremamente serio perché traspare tutta l’intimità di un rapporto con l’amico che non c’è più, è davvero un ultimo saluto, non quello socialmente o religiosamente imposto, in un modo o in un altro, con il funerale “tradizionale”.

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