Violenza sulle donne. Un padre disperato alla radio: “Temo per la vita di mia figlia”

violenza sulle donne

Purtroppo i casi di violenza sulle donne sono ormai all’ordine del giorno e questa volta è stato un padre disperato a gridare aiuto durante una diretta radiofonica.

Infatti, nel corso di una telefonata in diretta alla “La Radiazza”, un uomo è intervenuto raccontando la sua testimonianza legata alla figlia di 27 anni, anche madre di una bambina di 3 anni e mezzo. La ragazza, sostenuta dai genitori, ha avuto il coraggio di denunciare il marito violento e dopo due anni sono riusciti ad ottenere la condanna dell’uomo a due anni di carcere per stalking. Racconta che nei vari commissariati, dove si è recato, le denunce che arrivano sono tantissime ed è difficile gestirle. Inoltre ritiene assurdo che in casi come come questi non vengano velocizzate le pratiche del divorzio e l’affido totale della bambina alla madre, infatti racconta che la bambina ha bisogno di particolari cure mediche e che in questi casi ci vuole anche l’autorizzazione del padre per effettuarle.

Aggiunge anche che quest’uomo avrebbe minacciato la figlia di non temere di farsi 30 anni di carcere se si rifarà una vita con un altro uomo.

Il padre ha tanta paura, quindi, in vista del giorno in cui il marito uscirà dal carcere perché teme per la vita di sua figlia.

Il padre ha chiesto più aiuto da parte dello Stato, soprattutto sull’affido della bambina e su queste minacce che potrebbero condizionare la vita della figlia.

Ai microfoni della “La Radiazza” è intervenuto anche il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli,  “la legislazione dovrebbe essere cambiata e prevedere casi eccezionali in cui si possa ricorrere anche a “corsie preferenziali” per divorzi, affidamenti dei figli e obblighi di dimora e residenza” e poi ha concluso “in attesa di questi cambiamenti legislativi, la cosa più importante è informare le donne che possono essere aiutate e le Istituzioni e le forze dell’ordine devono far sentire, forte, la loro presenza con iniziative continue, stando alle denunce, molte volte le donne non si ribellano perché non sanno neanche da dove cominciare e continuano a subire, nel silenzio e nell’indifferenza”.

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