Femminicidi, 66enne arsa viva dal marito: in Italia si piange una donna ogni tre giorni

tanica-benzina60 dall’inizio del 2016, 160 dal gennaio 2015. L’Italia fa la conta delle donne che hanno perso e perdono la vita ogni giorno, uccise spesso da chi dice di amarle. E il bilancio è sempre più infausto, siamo ai livelli di un bollettino di guerra.

Ogni giorno, o quasi, in Italia ci sono casi di maltrattamento o violenza carnale. Alcuni perpetuati per mesi, altri improvvisi. A volte sono nascosti, tra le mura di casa che fingono protezione, spesso taciuti, per paura di rompere un legame che un tempo è stato sinonimo di amore. Ma l’amore si trasforma, può diventare odio, rancore, malattia. L’ultimo episodio è avvenuto ieri, a Sassari, dove una donna di 66 anni è stata picchiata con calci e pugni dal marito e poi bruciata viva. 

Liquido infiammabile, un accendino e via. Forse non c’è modo più terribile di questo per morire.

Lo sa bene Carla Caiazzo, che non è morta, ma porta addosso i segni di quelle fiamme che l’hanno consumata e ridotta in fin di vita. Lo ha capito Sara di Pietrantonio, la dolcissima 22enne bionda arsa viva dal suo ex a maggio. E’ morta così anche Vania, ad agosto, data alle fiamme dall’uomo con cui aveva una relazione.

I casi sono molti di più, questi solo i più noti. In realtà, ogni giorno, forse anche in questo momento, mentre noi scriviamo e voi leggete, una donna sta subendo una violenza di qualche tipo.

Il meccanismo che scatta nella testa dell’uomo, solitamente, è sempre lo stesso: ‘tu sei mia, il resto non mi interessa’.

Da gennaio 2015 quasi novemila donne sono state vittime di violenza e almeno 1.260 di stalking. Se non ti uccidono, ti perseguitano.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché circa il 90% delle donne non denuncia. In fondo, come biasimarle? La giustizia italiana, in questo, gioca a nascondino. Le denunce non bastano per arginare il pericolo, e il più delle volte si arriva in ritardo.

Dal 2012 sono circa 600 le donne uccise. In pratica, se ne piange una ogni tre giorni. In giro, tanta retorica melensa e pochi fatti. C’è un unico modo di agire: punire. Punire senza aspettare. Perché il “poi” diventa spesso un “troppo tardi”.

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